martedì 9 dicembre 2025

ALLA MENSA DEI POVERI. 05 - Davide non mentiva

Una sera io e Ludovica chiudemmo assieme la mensa. Fuori era freddo e l’accompagnai alla macchina. Prima di farlo e durante il tragitto avemmo modo di parlare un po' di noi. Era una ragazza alla mano e divertente. Così spigliata e complice che pensai che potesse essere nato qualcosa tra noi. Negli incontri a venire ammetto come chiacchieravamo di più fino a che un giorno, preso coraggio, decisi di immortalarla mentre eravamo da soli nella dispensa.




Eccola qua con i suoi stivaloni calzati. Ancora una volta assieme alla chiusura. Toltasi gli zoccoli si apprestava a concludere le faccende con queste bellezze indossate.




Avevo tanta nostalgia di quegli stivali. Da troppo tempo non ci mettevo le mani sopra e il mio sperma dentro.




Quella sera decisi che almeno li avrei fotografati così da potermici segare mentalmente in seguito.     




Le stavo appiccicato.




Non potevo credere ai miei occhi. Calzava quegli stivali sborrati con nonchalance.




Sapere cose vi fosse stato in quegli stivali mi faceva indurire terribilmente.




Nel frattempo gli altri volontari lasciavano la struttura.




In breve tempo rimanemmo soli.




Ludovica sembrava volermi trattenere. Cominciò a farmi domande sempre più personali.




Lei stessa li lasciò andare a cose private che la riguardavano. Mi raccontò di sentirsi un po' sola e di non riuscire a trovare l’anima gemella.



Nel frattempo mi lanciava delle occhiate lascive.




Quando poi Ludovica si appoggiò a delle mensole mostrandomi il suo fondoschiena e chiedendomi come lo trovassi, capii che la situazione stava prendendo una piega ben precisa.




Per tale motivo, prima che se ne accorgesse, appoggiai per terra la fotocamera, non prima di averne azionato la registrazione.




Tra una battuta e l’altra eccola avvicinarsi per darmi un bacio stampo.



Poi ci fu un po' di tentennamento. Fu allora che le dissi come mi faceva impazzire e per colpa sua avessi un certo dolore all’inguine. Ci pensai un attimo prima di dirglielo ma pensai: “o la va o la spacca”.




Poi lei volle riprendere in mano la situazione. Mi chiese cosa potesse farci e allora io le risposi che magari vedendolo coi suoi occhi avrebbe trovato lei stessa una soluzione.




Queste immagini credo parlino da loro.



Mentre io mi sbottonai i pantaloni, quanto basta per cacciarlo di fuori, Ludovica si accovacciò. Non ci fu bisogno di dirle alcunché. In men che non si dica il mio pene veniva ciucciato dalle labbra della moretta.  




Era davvero brava in quel lavoretto di bocca. Mi stava facendo impazzire.  



Quando poi stavo per venire, decisi di non dirle nulla. Così mi scaricai nella sua bocca. Pensai che si sarebbe lamentata ma così non fu. Ludovica ingoiò tutto quanto senza fare alcuna rimostranza. Era davvero una zoccola.




Da cavaliere almeno le andai a prendere un fazzoletto al termine del servizietto.



Mi ricordo come prima di andarcene da li, rivolgendomi a Ludovica dissi: “Davide aveva proprio ragione”. Lei guardandomi a bocca aperta mi chiese: “Te lo ha detto?”. Io le feci cenno di si e aggiunsi come doveva aspettarselo. Tra maschi è normale. Ludovica allora cercò di cogliermi in contropiede, minacciandomi come avrebbe smesso di divertirsi allora, visto che non sapevamo mantenere un po' di silenzio su quanto avveniva in dispensa. Privo di alcun pudore passai al contrattacco, dicendole come se non vi fosse stato più alcun bocchino sarei tornato a sborrarle gli stivali. Nuovamente a bocca aperta, fissandomi con malizia mi disse: “Allora sei stato tu!”. “Già!” risposi ridacchiando. “Che stronzo!” continuò lei “Erano pieni…”. “Erano quello che si meritavano, che tu ti meritavi” le dissi io. “E perché scusa?” chiese Ludovica. “Perché sono stivali da porca e tu lo sei, stasera me l’hai dimostrato. Perché li metti ancora se no”. La ragazza sorrise maliziosamente ed io capii di aver incontrato una giovane feticista come. 

 

 

Fine.

1 commento:

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