Mi trovavo in ospedale quando la vidi e ovviamente non ero io il ricoverato.
Non credetti ai miei occhi quando mi resi conto che una dottoressa calzava degli stivali durante il suo turno di lavoro.
Trattandosi di un evento rarissimo non persi tempo e cominciai a riprenderla.
Gli stivali erano del tipo
pirata, in pelle neri e senza tacco. Completavano una figura già interessante
di suo.
Dopo essere stato in piedi per un po' mi dovetti allontanare. Tuttavia, raggiunte le sedie di una sala d’attesa, ebbi modo comunque di rigodermi la dottoressa.
Eccola infatti venire verso di me.
Fu una vera propria distrazione in un momento che non avrei definito grave ma comunque delicato.
Guardandola mi chiedevo come
potesse e soprattutto perché lavorasse con quelle calzature. Di solito i medici
indossano degli zoccoli.
Non riuscendo a darmi una spiegazione, almeno mi godevo la scena.
Non resistendole, dopo aver fatto dietrofront nella sala d’attesa, decisi di alzarmi per immortalarla ancora.
Per mia fortuna la telefonata
si prolungava tenendola concentrata.
Più la guardavo e più mi eccitava.
Qui la potete notare in un altro frangente.
Ancora al cellulare e ancora a passeggiare.
Chissà da quanto tempo era in turno.
Chissà come dovevano essere accaldati i suoi piedi dentro a quegli stivali.
Decisi di azionare lo zoom come potete notare.
L’assenza di altre persone nei
paraggi mi favoriva.
Poco dopo ecco la dottoressa in stivali intentata a parlare con delle colleghe.
Non chiedetemi di cosa stessero parlando perché pensavo ad altro.
Da notare la differenza con l’altra dottoressa.
Una in stivali e l’altra in zoccoli.
Mentre la discussione tra loro continuava io ero distratto da qualcosa d’altro.
Ero affascinato dai movimenti
della dottoressa stivalata. Oltre a sgranchirsi le caviglie ogni tanto alzava e
abbassava una punta dello stivale. Chissà come muoveva le dita del piede al suo
interno.
Forse le stava venendo voglia di levarseli.
Poco dopo dovetti interrompere
le riprese. Qualcosa stava succedendo.
Le dottoresse erano decise a passare all’azione. E io, nel catturare quest’ultima immagine, pensai come il piacevole svago di riprendere quegli stivali fosse finito.
Come avrete desunto da queste immagini, mi sbagliavo. Ebbene si, ci volle un po' ma riuscii a mettere le mani su quegli stivali e non solo. Dunque, eravamo rimasti alle dottoresse in procinto di attivarsi. Non sapevo di cosa si trattava ma doveva essere urgente. La dottoressa in zoccoli rosa e l’infermiera furono le prime ad allontanarsi. La stivalata invece entrò in un ufficio ove pensavo vi sarebbe rimasta. Invece, dopo alcuni minuti e soprattutto dopo essersi liberata degli stivali, la notai uscire e dirigersi verso le colleghe che l’avevano preceduta. Non credetti alla mia fortuna. Col cuore che batteva all’impazzata e il cervello su di giri, capii come fosse un’occasione da non perdere. Entrai pertanto, di soppiatto, nella stanza, reperendo gli stivali sul pavimento, sotto a una scrivania. Li presi con me e quindi mi incamminai a passo svelto per il corridoio. Varcata una porta antipanico, mi trovai in un altro lungo corridoio deserto. Quando vidi la scritta “sgabuzzino” su una porta pensai come facesse al caso mio. Una volta dentro eravamo soli, io e le calzature della dottoressa.
Alle prime due fotografie
seguirono queste. La suola testimoniava quanto fossero usati dalla
proprietaria.
Qui invece l’immagine dell’interno di uno stivale che mi aspettavo più puzzolente.
L’erezione che avevo tra le gambe cresceva esponenzialmente col tempo che passavo con loro.
Era giunto il momento di darmi piacere.
Qui il risultato. Il prima e
il dopo dell’interno di uno degli stivali della dottoressa.
Avevo riservato una gran
quantità di sperma per quella calzatura. Mi sfogai pesantemente e decisi di non
ripulire affatto quanto fatto. Appagato riportai gli stivali dove li avevo
trovati. Non c’era nessuno in giro essendo piena notte. Ne pazienti, ne medici
ne ospiti come me. Mi sarei voluto gustare l’espressione della dottoressa nel
calzare lo stivale. Io non assistetti ma pensai come qualche sua collega
probabilmente si. Magari guardando la sua espressione sorpresa prima e schifata
poi all’atto di controllare cosa le avesse bagnato il calzino, avrebbe pensato
come me come se lo era meritato.
Fine.
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