Non fu così semplice come mi
aspettassi riportare quelle scarpe alla legittima proprietaria. Infatti, la notte
stessa, dopo essermi scaricato per ben due volte nelle sue decollete, mi
riportai a casa sua trovando però il portone d’ingresso del condominio chiuso.
Non essendoci altre vie d’entrata dovetti pertanto ritornare mestamente a casa.
Nascosi le scarpe in garage e diverse ore dopo, la mattina, provai nuovamente a
rimettere quelle scarpe nella loro scarpiera. Non vi dico quanto mi ci sia
voluto. Avrei potuto tenerle ancora per un po' ma preferivo liberarmene per non
incorrere in problemi. Quando finalmente vidi arrivare un condomino mi fiondai
alle sue spalle. Con una scusa gli dissi come dovessi entrare e per fortuna
questi non mi fece storie o domande. Una volta che lo sentii entrare nel suo
appartamento passai all’azione riponendo le scarpe al loro posto. Quindi,
rilassato, me ne tornai a casa. Giorni e settimana passarono come se niente
fosse. Non vi nascondo che spesso pensavo ancora a quella scarpe. Avrei
rivoluto vederle ma non c’era l’occasione, infatti non ricevevo alcun invito e
non potevo di certo autoinvitarmi a casa della ragazza e del suo compagno.
Quindi, in versione avvoltoio, in qualche sera che non avevo niente da fare,
cominciai a girare nei pressi della loro abitazione. Ero incerto ma fiducioso
che il “dio” del fetish mi sarebbe venuto incontro. E così infatti fu. Una
sera, mentre ero in attesa sotto casa loro, vidi un condomino uscire con un
cane per fare evidentemente la passeggiata serale. La cosa bella per me fu che
il tizio in questione lasciò il portone accostato. A quel punto colsi l’occasione
al balzo e mi intrufolai nel condominio. Salito all’ultimo piano eccomi
nuovamente dinnanzi alla scarpiera.
Ed eccole qua. Prese da dove
le avevo lasciate, le appoggiai sul pavimento delle scale.
Quindi venne il momento di maneggiarle.
Le immortalai poi nel vano della scarpiera.
E ancora sopra la scarpiera.
E dopo tutte quelle foto venne il momento di soffermarsi sulla soletta interna. Guardate voi stessi come lo sperma si fosse condensato in una patina densa e viscida allo stesso tempo nella zona delle dita dei piedi. Era esageratamente visibile. La proprietaria non avrebbe potuto non notare quei residui. Credo che sarebbe stato difficile che le indossasse così. E’ più probabile che avrebbe provato a toccare quella sostanza con le dita per poi portarsele alle narici, annusarle e cercare di capire cosa fosse. Ero in estasi. Non pensavo proprio avrebbero subito quella mutazione non pulendole e rimettendole a posto ancora zuppe.
Ero così perso in quei
pensieri che quasi non mi accorsi di quello che c’era alla mia destra. Lungo le
scale che portavano all’appartamento dei ragazzi, tra le scarpe abbandonate
fuori ecco questi stivali indianini che calamitarono subito la mia attenzione.
Un sorriso smagliante mi si formò in viso. Non persi tempo e cominciai a
fotografarli da dove mi trovavo.
Poi giunse il momento di
prenderli in mano.
Ovviamente non mancò una
ispezione interna. Emanavano un forte odore di cuoio.
E una delle suole. Caspita
com’erano lisce. Ne dovevano aver fatto di chilometri questi stivali.
Temendo di poter essere
sentito dagli occupanti dell’appartamento, decisi di prendere gli stivali e
spostarmi sul pianerottolo sottostante. Li immortalai nuovamente mentre mi
preparavo a passare all’azione.
Qui infilai una mano nello stivale per saggiarne la consistenza interna.
Non potevo andarmene senza marchiare quegli stivali.
Scattai queste altre immagini prima di incominciare a segarmi. Fu un lavoro di mano abbastanza breve visto quanto ero arrapato. Dovetti solamente interromperlo per un attimo quando udii il condomino col cane rientrare nello stabile. Non appena rincasato, però, ripresi la sega.
Le foto ravvicinate mostrano
il prima e il dopo di quelle calzature.
Mi ero scaricato per bene in
quegli stivali. Ero soddisfatto della colata che era ben visibile lungo il
gambale.
Qualche giorno dopo, ripensando a quanto fatto, decisi di dare un’occhiata ad un profilo social della ragazza a cui avevo marchiato gli stivali. Ecco la prima foto che trovai con lei intenta a indossare quelle calzature.
Rieccola su una panchina con i suoi cani.
Invece qui lungo una strada di
montagna e poi su delle rocce seduta. Mi morsi le labbra vedendola. Nella
immagine di sinistra si nota la morbida pelle degli stivali incrinarsi nei
pressi delle dita dei piedi e del suo alluce in special modo. A destra invece,
quella gamba accavallata è un invito ad inginocchiarsi e sfilarle lo stivale.
Questa è invece l’ultima che
trovai di lei con quegli stivali. Fu del buon materiale per un’ulteriore sega
che le dedicai.
Fine.
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.png)
.png)
.png)
.png)
.png)