E’ stato alla mensa dei poveri
che conobbi Ludovica. C’ero andato per dare una mano a chi aveva più bisogno e
alla fine ottenni qualcosa che non avevo minimamente immaginato. Il posto era
uno stabile sito in centro città dove i senza tetto potevano venire a stare un
po' al caldo nel periodo invernale e soprattutto rifocillarsi. Ad aiutare
eravamo un buon numero, giovani e adulti, insieme per fare del bene. Ludovica
la vidi quasi subito, appena entrato nel salone. Si occupava di distribuire i
pasti quel giorno. Aveva un fisico snello e un viso angelico. I capelli neri,
lisci, raccolti in una coda di cavallo. Purtroppo le mancavano solo gli stivali
ai piedi pensai notando come calzasse degli zoccoli. La cosa mi incuriosì
perché ovviamente volevo sapere dove avesse lasciato le scarpe. Qualcuno
lavorava infatti con le proprie calzature, altri preferivano farlo con zoccoli
o ciabatte. Ricevuto l’incarico misi da parte la mia attenzione per la ragazza
e mi diedi da fare. Il trovarmi in cucina a pulire i piatti da un tratto mi
agevolò non avendo a che fare con lei direttamente. Ebbi modo di parlare con
lei quando mi portò alcune stoviglie. Mi salutò sorridendomi. Quasi mi sciolsi.
Feci fatica a risponderle, ammaliato dal suo sorriso. Allontanandosi per
tornare in salone non potei fare a meno di fissarle il fondoschiena. Pensai
quanto fosse figa e cominciai a desiderarla. Al momento di smontare la cercai
in giro per la struttura senza fortuna. Evidentemente il suo turno era finito
prima del mio. La presenza era su base volontaria e quindi quando dovetti
andare a scrivere il mio nome nei giorni in cui sarei tornato a prestare il mio
contributo, ovviamente mi segnai nei giorni e orari che aveva scelto anche
Ludovica. Come seppi il suo nome vi chiederete. Beh me lo disse Davide, un
ragazzo che lavorava con me in cucina e a cui non era sfuggito il mio interesse
visivo per la ragazza. Le mie attenzioni per lei crebbero ancora di più quando il
giorno che tornai a lavorare, la vidi calzare degli stivali in pelle, di colore
blu. Il fatto che se li togliesse per lavorare mi faceva andare fuori di testa.
A quel punto pensai come avrei dovuto sfruttare la cosa. Mentre lei infatti
continuava a servire in salone, io pensai bene di rimanere in cucina,
contribuendo alla preparazione dei piatti e alla loro pulizia. In quel modo
ebbi modo di aggirarmi per i locali e finalmente, di trovare gli stivali
incustoditi della giovane.
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Ecco come li trovai, ai piedi
di un appendiabiti.
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Con la macchina fotografica
scattai queste fotografie.
Gli stivali erano stati
riposti sul pavimento, uno sull’altro.
Decisi poi di maneggiarli per
notarli ancora meglio.
Erano di una pelle spessa, di
sicuro non una cinesata. Dopo averli scrutati all’esterno, volli controllarne
l’interno. Erano così invitanti che non potevo lasciarmeli scappare. Fu così
che in una delle pause successive, tornai nuovamente da loro e mi ci scaricai
dentro con una sega veloce.
Eccone il risultato.
Gli stivali di Ludovica
avevano ricevuto la mia sborra. Riuscii a distribuirne la maggior parte nella
zona più profonda. Tuttavia, una colata con goccia mi scappò anche nella parte
del lembo superiore.
Ecco invece un dettaglio
dell’ammasso del mio liquido seminale. Ne avevo fatto davvero tanto. Decisi di
non pulire in alcun modo la calzatura. C’erano parecchie persone che giravano
per quei locali. Non avevo modo di poter essere accusato di ciò. Probabilmente
la ragazza se ne sarebbe accorta ma era una cosa che sotto sotto mi auguravo.
Volevo che il suo piede si immergesse in quello sperma. Volevo che lei si
accorgesse come nel suo stivale ci fosse qualcosa di viscido. Con tutta
probabilità non avrei più avuto la possibilità di mettere le mani su quegli
stivali ma il sogno di immaginare e magari assistere a quella scena era troppo
forte.
Riposi quindi gli stivali come
li avevo trovati.