martedì 9 dicembre 2025

ALLA MENSA DEI POVERI. 04 - Tracce indelebili

Negli incontri a venire cercai di non destare alcun sospetto nei confronti di Ludovica. Mi tenevo infatti a debita distanza ripensando a quanto fatto al suo stivale. Pensavo infatti come non poteva non essersene accorta andando via l’ultima volta che gli avevo schizzato dentro la calzatura. Tuttavia lei continuava imperterrita a calzare quegli stivali e questo mi mandava fuori di testa. Notai come rispetto a prima, la giovane fosse più presente nelle retrovie, nelle zone della cucina e della dispensa. Altresì, quando qualcuno si allontanava in dette zone, lei sembrava volerlo controllare. Ritenni come evidentemente aveva scoperto cosa le fosse accaduto allo stivale e probabilmente ora voleva scoprirne l'autore. Fu così per realizzare le poche immagini che seguono dovetti fare una vera fatica.




Fugacemente immortalai l’interno dello stivale precedentemente sborrato.




Le tracce presenti nella tomaia interna sarebbero rimaste li indelebilmente. Era impossibile non notarle. E pensare che al momento di calzarli la volta in cui le avevo fatte, dovevano essere ancora umide. Chissà cosa pensava la ragazza ogni volta che si apprestava a infilarli o sfilarli doveva obbligatoriamente vederle. Ero certo che si sarebbe chiesta cosa fossero e se era così porca come Davide la faceva passare, doveva proprio averlo capito.     

 

 

continua…

ALLA MENSA DEI POVERI. 03 - Quelle rivelazioni hanno lasciato il segno

Non facevo che ripensare a quelle frasi dettemi da Davide mentre mi trovavo nuovamente solo con gli stivali di Ludovica. Erano passati alcuni giorni da quando avevo osservato quelle macchie. Ora ero così eccitato che dovevo scaricarmi.



Erano troppo invitanti quelle calzature. Come Ludovica.



Così, con quei pensieri nella mente, era venuto il momento di darmi piacere.




Mi segai pensando a quella zoccola.




Immaginandola intenta a fare un pompino al ragazzo in cucina iniziai a schizzare nel suo stivale.




Ecco il secondo schizzo.




Poi un terzo.




A cui ne seguì un quarto.




Stavo riversando una vera e propria pioggia di sperma in quello stivale.




Volevo macchiarglieli il più possibile dopo aver appreso quelle rivelazioni su di lei.




Chissà se aveva ingoiato lo sperma di Davide. Forse dopo avrei potuto chiederglielo quando sarei tornato in cucina.




Terminata la sborrata non mi rimaneva che immortalarne il risultato.




Lo avevo conciato per bene.




E quando li riposi non ebbi alcuna intenzione di dargli una ripulita. Se quella ragazza era davvero una zoccola come Davide l’aveva dipinta, questa sborrata non le avrebbe che fatto solo piacere.     

 

 

continua…

ALLA MENSA DEI POVERI. 02 - Da non crederci

Ci eravamo lasciati con gli stivali sborrati sul pavimento. Sfortunatamente non vidi Ludovica calzarli e nemmeno andarsene. Un ritardo mi aveva costretto a rimanere in cucina più del previsto. Quando una settimana dopo però tornai alla mensa, ecco quello che trovai.



Gli stivali di Ludovica erano ancora li.




Ad una pausa successiva mi avvicinai a loro. Ero curioso di controllarne gli interni.




Tracce della mia precedente sborrata erano chiaramente visibili sulla tomaia interna.




Iniziai a pensare cosa dovesse aver provato la ragazza nell’indossare gli stivali bagnati di sperma e soprattutto quanto doveva essere porca per aver continuato a farlo. Un rumore poco dopo però mi fece tornare di corsa alla mia postazione. Ripresi a lavorare sebbene fossi del tutto distratto. Continuavo a pensare a Ludovica e anche Davide se ne accorse. Standosi creando qualcosa che andava oltre una banale conoscenza, decisi di provare ad ottenere qualche informazione in più sulla ragazza. Davide non si fece problemi e poco dopo mi lasciò a bocca aperta sputtanando Ludovica. La definì senza mezzi termini una zoccola che a detta sua amava il cazzo quanto fare del volontariato. Aggiunse come qualcuno avesse ricevuto un bel lavoro di bocca dalla ragazza al termine di una serata di volontariato e nel farlo mi fece l’occhiolino.    

 

 

continua…

ALLA MENSA DEI POVERI. 01 - Ludovica

E’ stato alla mensa dei poveri che conobbi Ludovica. C’ero andato per dare una mano a chi aveva più bisogno e alla fine ottenni qualcosa che non avevo minimamente immaginato. Il posto era uno stabile sito in centro città dove i senza tetto potevano venire a stare un po' al caldo nel periodo invernale e soprattutto rifocillarsi. Ad aiutare eravamo un buon numero, giovani e adulti, insieme per fare del bene. Ludovica la vidi quasi subito, appena entrato nel salone. Si occupava di distribuire i pasti quel giorno. Aveva un fisico snello e un viso angelico. I capelli neri, lisci, raccolti in una coda di cavallo. Purtroppo le mancavano solo gli stivali ai piedi pensai notando come calzasse degli zoccoli. La cosa mi incuriosì perché ovviamente volevo sapere dove avesse lasciato le scarpe. Qualcuno lavorava infatti con le proprie calzature, altri preferivano farlo con zoccoli o ciabatte. Ricevuto l’incarico misi da parte la mia attenzione per la ragazza e mi diedi da fare. Il trovarmi in cucina a pulire i piatti da un tratto mi agevolò non avendo a che fare con lei direttamente. Ebbi modo di parlare con lei quando mi portò alcune stoviglie. Mi salutò sorridendomi. Quasi mi sciolsi. Feci fatica a risponderle, ammaliato dal suo sorriso. Allontanandosi per tornare in salone non potei fare a meno di fissarle il fondoschiena. Pensai quanto fosse figa e cominciai a desiderarla. Al momento di smontare la cercai in giro per la struttura senza fortuna. Evidentemente il suo turno era finito prima del mio. La presenza era su base volontaria e quindi quando dovetti andare a scrivere il mio nome nei giorni in cui sarei tornato a prestare il mio contributo, ovviamente mi segnai nei giorni e orari che aveva scelto anche Ludovica. Come seppi il suo nome vi chiederete. Beh me lo disse Davide, un ragazzo che lavorava con me in cucina e a cui non era sfuggito il mio interesse visivo per la ragazza. Le mie attenzioni per lei crebbero ancora di più quando il giorno che tornai a lavorare, la vidi calzare degli stivali in pelle, di colore blu. Il fatto che se li togliesse per lavorare mi faceva andare fuori di testa. A quel punto pensai come avrei dovuto sfruttare la cosa. Mentre lei infatti continuava a servire in salone, io pensai bene di rimanere in cucina, contribuendo alla preparazione dei piatti e alla loro pulizia. In quel modo ebbi modo di aggirarmi per i locali e finalmente, di trovare gli stivali incustoditi della giovane.



Ecco come li trovai, ai piedi di un appendiabiti.




Con la macchina fotografica scattai queste fotografie.



Gli stivali erano stati riposti sul pavimento, uno sull’altro.




Decisi poi di maneggiarli per notarli ancora meglio.




Erano di una pelle spessa, di sicuro non una cinesata. Dopo averli scrutati all’esterno, volli controllarne l’interno. Erano così invitanti che non potevo lasciarmeli scappare. Fu così che in una delle pause successive, tornai nuovamente da loro e mi ci scaricai dentro con una sega veloce.




Eccone il risultato.




Gli stivali di Ludovica avevano ricevuto la mia sborra. Riuscii a distribuirne la maggior parte nella zona più profonda. Tuttavia, una colata con goccia mi scappò anche nella parte del lembo superiore.  



Ecco invece un dettaglio dell’ammasso del mio liquido seminale. Ne avevo fatto davvero tanto. Decisi di non pulire in alcun modo la calzatura. C’erano parecchie persone che giravano per quei locali. Non avevo modo di poter essere accusato di ciò. Probabilmente la ragazza se ne sarebbe accorta ma era una cosa che sotto sotto mi auguravo. Volevo che il suo piede si immergesse in quello sperma. Volevo che lei si accorgesse come nel suo stivale ci fosse qualcosa di viscido. Con tutta probabilità non avrei più avuto la possibilità di mettere le mani su quegli stivali ma il sogno di immaginare e magari assistere a quella scena era troppo forte.




Riposi quindi gli stivali come li avevo trovati.    

 

 

continua…