Ed eccomi a casa di Chedlia. Questo
infatti era il suo nome che mi lasciò insieme al numero di cellulare poco prima
di lasciarla sotto casa sua la scorsa volta. La richiesta fattami dalla
predetta consisteva nell’attaccarle una TV alla parete. Così per guadagnare
tempo, il primo accesso lo faci senza attrezzi in modo da fare un sopralluogo a
cui per forza sarebbe dovuto seguire un’ulteriore venuta. La ragazza mi accolse
a casa sua. Insieme a lei il bambino piccolo mentre il fratello più grande era
a scuola. Mi mostrò quindi la parete e il televisore. Le dissi a quel punto
come sarei andato a prendere gli attrezzi che mi servivano. Lei gentilmente,
dovendo uscire, si offrì di lasciarmi copia delle chiavi di casa, ovvero quelle
del marito. Ero al settimo cielo.
Pertanto uscii di casa e
attesi nel mio mezzo, nel parcheggio del condominio, di vedere Chedlia uscire
con il figlioletto. Appena la notai andarsene tornai in casa e mi misi alla
ricerca dei suoi stivali visto che l’avevo vista uscire con delle scarpe da
ginnastica. Le foto sopra inserite vi fanno capire come la mia ricerca abbia
avuto esito positivo.
Mi misi subito all’opera, immortalandoli con la fotocamera.
Qua sopra la suola di una
calzatura. Discretamente usurata.
Venne poi il momento di
ispezionarne gli interni.
L’odore che emanavano era
discreto. Meritavano un bel trattamento.
Non ci pensai su due volte e in un men che non si dica mi masturbai fino a scaricarmi in uno degli stivali.
Ecco il risultato. La maggior
parte dello sperma si era depositata sulla soletta interna. Liberatomi decisi
di dedicarmi al lavoro promesso a Chedlia. Riposi gli stivali dove li avevo
trovati e andai a prendere quanto mi occorreva. Mentre mi apprestavo a
preparare il televisore e a scartare la confezione della staffa, cercavo di
pensare al modo di prolungare il mio lavoro a casa della donna. Così decisi di
crearmi da solo la mia opportunità. Sebbene la staffa andasse bene, chiamai al
telefono Chedlia dicendole il contrario. Mi proposi ovviamente di andare di
persona a sostituirla nel negozio ove l’aveva comperata. Quindi, dopo un’oretta
la ricontattai. Stava recuperando il figlio a scuola e le chiesi se potevo
tornare l’indomani a quell’orario a casa sua. Lei mi disse che sarebbe dovuta
andare a prendere di nuovo a scuola il figlio grande ma avendo le chiavi sarei
potuto comunque andare liberamente a casa sua. Ringraziatala della fiducia così
feci.
Rieccomi pertanto a casa di
Chedlia e alla presenza dei suoi stivali.
L’ispezione interna degli
stessi mi permise di accertarmi di una piacevole scoperta. Le tracce della mia
precedente sborrata erano ben visibili.
Il liquido seminale si era
seccato sul pelo interno delle calzature. Potete immaginare come quella
scoperta mi comportò una potente erezione.
Motivo per cui non esitai a darmi nuovamente piacere.
Anche in questo caso ne immortalai il risultato.
Prima di mettermi al lavoro però volli scattare ancora qualche fotografia agli stivali.
Dallo stato di usura in cui apparivano mi chiedevo da quanto tempo li possedesse.
E credo che probabilmente li
indossasse a piedi nudi.
Un’ultima foto prima di
rimettermi al lavoro. Mi ci volle poco per fare i buchi nel muro, agganciare la
staffa e avvitare il televisore. Avevo la possibilità di attendere l’arrivo di
Chedlia o giocarmi un’ultima carta. Siccome ero curioso di vedere il risultato
della macerazione dello sperma nello stivale della donna, uscii di casa prima
del suo arrivo e le scrissi come se per lei andasse bene che l’indomani sarei
tornato a portarle le chiavi. Ottenuto il consenso della donna, il giorno
seguente mi presentai a metà mattinata a casa di Chedlia. Fu gentile perché nell’accogliermi
si propose anche di farmi un caffè. Io nel frattempo le consegnai le chiavi di
casa e le chiesi di poter usare il bagno.
Dopo esserci andato, con
l’ulteriore scusa di controllare il lavoro svolto nella camera degli ospiti,
ecco che ne approfittai per visionare l’interno dello stivale battezzato che
presi dal pavimento del corridoio.
Avendo deciso di sborrare in
entrambe le occasioni il medesimo stivale, le tracce del mio operato si erano
moltiplicate.
Qui lo potete notare ancora
meglio. Mi prese un colpo poi perché mentre stavo fotografando l’interno della
calzatura fui raggiunto dal figlioletto di Chedlia. Subito dopo giunse la mamma
e io feci solamente a tempo a lasciare cadere lo stivale sul pavimento. La
donna disse: “ma che ci fa qui questo?” e io ebbi la prontezza di risponderle
come lo tenesse in mano suo figlio che mi aveva raggiunto mentre stavo
controllando il lavoro fatto. Lei si bevve la bufala per mia fortuna e ridendo
prese in mano lo stivale per portarlo via non prima di complimentarsi con me
per il lavoro fatto. Pensai tra me ridendo se forse si stesse riferendo a
quanto rilasciatole nello stivale.
Fine.
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