Una sera io e Ludovica
chiudemmo assieme la mensa. Fuori era freddo e l’accompagnai alla macchina.
Prima di farlo e durante il tragitto avemmo modo di parlare un po' di noi. Era
una ragazza alla mano e divertente. Così spigliata e complice che pensai che
potesse essere nato qualcosa tra noi. Negli incontri a venire ammetto come chiacchieravamo
di più fino a che un giorno, preso coraggio, decisi di immortalarla mentre
eravamo da soli nella dispensa.
Eccola qua con i suoi
stivaloni calzati. Ancora una volta assieme alla chiusura. Toltasi gli zoccoli
si apprestava a concludere le faccende con queste bellezze indossate.
Avevo tanta nostalgia di
quegli stivali. Da troppo tempo non ci mettevo le mani sopra e il mio sperma
dentro.
Quella sera decisi che almeno
li avrei fotografati così da potermici segare mentalmente in seguito.
Le stavo appiccicato.
Non potevo credere ai miei occhi. Calzava quegli stivali sborrati con nonchalance.
Sapere cose vi fosse stato in quegli stivali mi faceva indurire terribilmente.
Nel frattempo gli altri
volontari lasciavano la struttura.
In breve tempo rimanemmo soli.
Ludovica sembrava volermi
trattenere. Cominciò a farmi domande sempre più personali.
Lei stessa li lasciò andare a cose private che la riguardavano. Mi raccontò di sentirsi un po' sola e di non riuscire a trovare l’anima gemella.
Nel frattempo mi lanciava delle occhiate lascive.
Quando poi Ludovica si appoggiò a delle mensole mostrandomi il suo fondoschiena e chiedendomi come lo trovassi, capii che la situazione stava prendendo una piega ben precisa.
Per tale motivo, prima che se ne accorgesse, appoggiai per terra la fotocamera, non prima di averne azionato la registrazione.
Tra una battuta e l’altra
eccola avvicinarsi per darmi un bacio stampo.
Poi ci fu un po' di
tentennamento. Fu allora che le dissi come mi faceva impazzire e per colpa sua
avessi un certo dolore all’inguine. Ci pensai un attimo prima di dirglielo ma
pensai: “o la va o la spacca”.
Poi lei volle riprendere in mano la situazione. Mi chiese cosa potesse farci e allora io le risposi che magari vedendolo coi suoi occhi avrebbe trovato lei stessa una soluzione.
Queste immagini credo parlino
da loro.
Mentre io mi sbottonai i
pantaloni, quanto basta per cacciarlo di fuori, Ludovica si accovacciò. Non ci
fu bisogno di dirle alcunché. In men che non si dica il mio pene veniva
ciucciato dalle labbra della moretta.
Era davvero brava in quel
lavoretto di bocca. Mi stava facendo impazzire.
Quando poi stavo per venire,
decisi di non dirle nulla. Così mi scaricai nella sua bocca. Pensai che si
sarebbe lamentata ma così non fu. Ludovica ingoiò tutto quanto senza fare
alcuna rimostranza. Era davvero una zoccola.
Da cavaliere almeno le andai a
prendere un fazzoletto al termine del servizietto.
Mi ricordo come prima di
andarcene da li, rivolgendomi a Ludovica dissi: “Davide aveva proprio ragione”.
Lei guardandomi a bocca aperta mi chiese: “Te lo ha detto?”. Io le feci cenno
di si e aggiunsi come doveva aspettarselo. Tra maschi è normale. Ludovica
allora cercò di cogliermi in contropiede, minacciandomi come avrebbe smesso di
divertirsi allora, visto che non sapevamo mantenere un po' di silenzio su
quanto avveniva in dispensa. Privo di alcun pudore passai al contrattacco,
dicendole come se non vi fosse stato più alcun bocchino sarei tornato a
sborrarle gli stivali. Nuovamente a bocca aperta, fissandomi con malizia mi
disse: “Allora sei stato tu!”. “Già!” risposi ridacchiando. “Che stronzo!”
continuò lei “Erano pieni…”. “Erano quello che si meritavano, che tu ti
meritavi” le dissi io. “E perché scusa?” chiese Ludovica. “Perché sono stivali
da porca e tu lo sei, stasera me l’hai dimostrato. Perché li metti ancora se
no”. La ragazza sorrise maliziosamente ed io capii di aver incontrato una giovane feticista
come.
Fine.
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