venerdì 8 ottobre 2021

CAMPEROS BRONZEI

Questa storia risale a parecchio tempo fa ma riguarda un tipo di stivali recentemente tornato prepotentemente di moda, ovvero i camperos o texani. Li trovai per caso, infatti, trovandomi a giocare in cortile a calcio, quando la palla finì all’interno di un terrazzino ubicato a pian terreno di un condominio, mi ci dovetti intrufolare per riprenderla e li vidi adagiati sul pavimento gli stivali che di seguito vi mostrerò. Ovviamente in quel momento non potei dedicarmi a loro come avrei voluto, la presenza degli amici con cui giocavo mi permise di dare solo un’occhiata fugace a quelle calzature. Così, la sera, quando ormai era buio e la maggior parte della gente a letto a dormire, decisi di ritornare in cortile, scavalcare nuovamente il muretto del terrazzino e prendere quegli stivali che per mia fortuna non erano stati portati dentro casa.



Ecco le calzature. Erano di colore marrone e bronzo, per la maggior parte scamosciati eccetto alcune parti tra cui la punta e il tallone rinforzate da un materiale più spesso e resistente.



Favorito dalla zip apposta su di un lato aprii gli stivali al fine di assaporare l’odore che emanavano.


La suola e il tacco davano l’idea di essere stati consumati abbastanza. Mi chiesi che rumore dovevano fare quando entravano a contatto col suolo.


Al tatto erano davvero morbidi, e infatti il contrasto con la suola così solida e la punta così decisa li rendevano un paio di stivali davvero intriganti.


Quello che gli mancava ora era solamente un po' del mio cazzo sopra e dentro di loro.


Preso in mano l’uccello diedi inizio a una piacevole masturbazione.



Quindi decisi di infilare il cazzo all’interno di una delle calzature, cominciando a sfregarci dentro il mio pene in tiro. Desideravo macchiare col mio seme il tessuto interno dello stivale e così aumentai il ritmo della sega.


Poco dopo non resistetti e così mi scaricai nella soletta interna dello stivale.


Non pago di quanto fatto mi misi a diffondere con un dito sulla soletta interna il liquido seminale da me prodotto. A quel punto mi ricomposi e una volta fuori casa riportai gli stivali al loro posto affinché il giorno dopo la proprietaria li potesse rindossare, fiducioso che avrebbe sentito un po' di appiccicoso sotto il piede.  

 

 

Fine.

lunedì 6 settembre 2021

CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA

Ero di buon umore, tanto da canticchiare sotto la pioggia che cadeva abbastanza copiosa. Lo fui ancora di più quando mi ritrovai alle spalle di una giovane con pantaloni scuri e stivaloni marroni.


Non indugiai e subito estrassi dalla tasca la mia inseparabile fotocamera con cui mi misi a immortalarle le calzature.



Quelli che avevo davanti ai miei occhi erano dei bellissimi stivali marroni, in pelle e alti tanto da coprire le ginocchia della loro proprietaria.



Si trattava di uno dei modelli che più mi piacciono e così mi affrettai a seguire la ragazza e starle anche piuttosto addosso, incurante di essere scoperto dovevo a tutti i costi immortalare meglio che potevo quegli stivali.



Ero preso dall’eccitazione, l’adrenalina a mille, il cuore che mi batteva forte nel petto. In più c’era la pioggia che non attenuava la sua discesa e maneggiare l’ombrello, la busta delle spesa e la fotocamera, tutti insieme, non era affatto facile.



La giovane fortunatamente non si era accorta minimamente di me e continuava nella sua camminata con un passo decisamente celere. Evidentemente aveva fretta o di andare da qualche parte o da levarsi dalla strada e dalle intemperie per non bagnare i suoi piedi e stivali.



Da questa immagine ebbi a posteriori la conferma come le calzature si fossero bagnate. Sarebbe stato bello chiedere alla ragazza se potesse dire altrettanto dei piedi che in esse aveva rinchiusi.


Vi erano anche delle macchie più scure sugli stivali rispetto al marrone, probabilmente dovute alla maggior concentrazione di umidità sulla pelle.



Lasciammo la strada principale poco dopo, portandoci su una viuzza del centro storico. Incontrammo pochissime persone e io le rimasi incollato ai piedi.



Che stivali favolosi. Più riguardo queste fotografie e più mi vengono pensieri perversi. Come avrei voluti prenderli per la caviglia e sfilarli, così da poterne percepire l’odore che da essi sarebbe emanato e capire realmente quanto fossero bagnati.


Ad un tratto cambiò strada ed io le ero così addosso che ci mancò proprio che si accorgesse di me.




Scampato il pericolo mi feci nuovamente sotto.



Prendemmo una stradina, una scorciatoia, parzialmente sterrata. Non era fango quello su cui camminavamo purtroppo ma della terra bella compatta, troppo per i miei gusti.



Durò poco ed eccoci infatti ritornare sull’asfalto. Almeno ci accolsero alcune pozzanghere e in una la ragazza ci mise in pieno il piede sinistro come potete osservare.



Come avrei voluto che quel casuale pedinamento non avesse avuto mai termine.



Davvero dei bellissimi stivali, ancor meglio ripresi da queste immagini fatte staccandomi un po' più da lei.



Chissà se indossava dei calzini, pensavo tra me. Beh, secondo me si, me li immaginavo di cotone bianco, classici, tutti umidi e bagnati, impregnati del forte odore di piedi e di stivali.



Qui fece un cambio repentino di strada, anzi, a dire il vero l’attraversò dandomi nessun preavviso. Riuscii comunque a riprendere quell’istante e ottenere queste due immagini laterali. Ebbi anche la fortuna di vederla in viso e devo ammettere come la giovane non fosse affatto male.



Ora lei sapeva di me, sapeva come fossi li, alle sue spalle. Ma questo non mi fermò e così mi feci nuovamente addosso, ancora più di prima per quanto fosse possibile.



C’era un parcheggio nei pressi e intuii come la ragazza si stesse dirigendo la e così pensai che anche se la ragazza si fosse voltata mi sarei defilato tra le macchine con la scusa di recuperare un mio fantomatico veicolo.




Ci avevo visto giusto, era entrata nel parcheggio e si stava avviando verso una macchina. Capii come quelli sarebbero stati gli ultimi momenti tra noi, non avrei mai più rivisto lei e i suoi stivali marroni. Cercai di godermeli più che potevo, pensando come sarebbe stato il massimo poterglieli sfilare ed annusare. Chissà magari a casa l’aspettava qualcuno che poi avrebbe messo in pratica i miei desideri.


Questa fu l’ultima immagine che fui in grado di immortalare. Mi allontanai da lei fischiettando, lasciandola salire a bordo della sua macchina rossa sgargiante, felice per averla incontrata e grato a lei per aver potuto riprendere i suoi bellissimi stivali in quella camminata bagnata.  

 

 

Fine.

sabato 7 agosto 2021

PRONTI PER IL PROSSIMO AUTUNNO

Era estate e mi trovavo a casa di un amico. I suoi genitori e la sorella erano andati al mare e quindi aveva casa libera. Di frequente sia me che altri della compagnia eravamo stati invitati per sfidarci alla “play” o mangiare qualcosa ma mai mi ero trovato da solo sul terrazzo di casa sua. Mentre ero seduto su una sedia a sdraio notai vicino a me una scarpiera, non molto alta ma piuttosto larga. Il mio amico parlava e parlava ma io appena vidi quel mobiletto cominciai a fantasticare su cosa ci avrei potuto trovare al suo interno. Così quando mi propose un cocktail non rifiutai dicendogli come non mi sarei mosso da li nell’attesa. Appena il ragazzo si allontanò, rientrando in casa, io mi voltai e aprii la scarpiera.




Come potete vedere sui tre piani del mobiletto vi erano svariate scarpe, da uomo e da donna. Quello che tuttavia colse immediatamente la mia attenzione furono gli stivali neri ripiegati su di loro. Come abitudine avevo con me la mia fotocamera, pertanto potei immortalare la scena.



Correndo il rischio decisi di prenderli tra le mani mentre il cuore rimbalzava nel mio petto. Maneggiai gli stivali e nel mentre scattai queste fotografie. Gli stivali si presentavano in buone condizioni, erano in similpelle, neri e avevano oltre al risolto in cima, nella parte bassa una sorta di ricamo a ragnatela.


Ispezionando poi la suola mi accorsi come fosse abbastanza usata e come vi fosse un tacco molto basso a forma di triangolo. Il numero delle calzature era 40 e quindi ipotizzai come potessero essere della madre del mio amico, una donna giunonica a differenza della sorella di questo, decisamente più minuta.


Quindi abbassai la zip posteriore dello stivale per constatarne l’interno.


L’odore che perveniva dall’interno della calzatura non era affatto male, diciamo una via di mezzo nella scala del “puzzo”. Erano imbottiti e quindi decisamente da usare nella stagione fredda.



Maneggiando l’altro stivale mi accorsi di come fosse parzialmente danneggiato sulla parte superiore, ovvero quella del risvolto in cui della pellicina si era già staccata e altra era pronta a seguirla. Ciò dimostrava come fossero stivali di scarsa qualità ma che tuttavia meritavano un bel trattamento.



A quel punto la mia voglia era alle stelle, avevo il cazzo duro nei pantaloncini e dovevo assolutamente sfogarmi. Lasciai per un attimo gli stivali e mi affacciai alla porta finestra. Non vedendo il mio amico ma sentendolo armeggiare in cucina con bicchieri e bottiglie gli chiesi ad alta voce come stesse procedendo la preparazione della bevanda e se ci sarebbe voluto ancora molto tempo. Lui mi rispose “un paio di minuti” e allora io capii come fosse quello di cui avevo bisogno. Afferrai gli stivali e portandoli con me mi diressi al bagno dopo averglielo urlato al mio amico mentre passavo per il corridoio. Corsi verso la toilette così che non avrebbe potuto vedere, anche girandosi, quello che portavo con me. Una volta chiusomi nel locale mi masturbai. Riversai il mio folle piacere all’interno di una delle calzature come potete vedere dalle immagini.



Avevo le palle letteralmente piene come potete notare. Riversai numerosi e abbondanti schizzi contro l’imbottitura interna di quello stivale. Quindi mi misi a seguirne la discesa verso la soletta interna ove andavano a depositarsi. A quel punto dovevo tornare di la ma non potevo farlo portando con me gli stivali perché altrimenti il mio amico se ne sarebbe accorto, infatti ormai erano passati almeno 5 minuti, comunque molto di più di quel paio che mi aveva detto lui. Non mi rimase che ingegnarmi e così decisi di lasciare gli stivali in bagno, occultandoli in un armadietto presente sotto al lavabo. Feci allora ritorno dal mio amico che mi aspettava per assaggiare la sua creazione. Brindammo ai suoi genitori in vacanza e quindi cominciammo a sorseggiare il cocktail. Devo dirvi che faceva pena ma almeno ne era valsa la pena berlo. Per liberarmi nuovamente di lui gli chiesi se non avesse qualche stuzzichino, pizzette o patatine da accompagnare alla bevanda e lui ovviamente non si tirò indietro andando nuovamente in cucina per prepararli, scusandosi anche di per non averci pensato prima. Io ovviamente colsi l’occasione per andare a riprendere gli stivali.



Giunto li, ancora eccitato, euforico per quanto fatto prima e un po’ alticcio per il cocktail super alcolico che stavo degustando decisi di schizzare all’interno dell’altro stivale della crema viso che trovai in un barattolo nelle mensole di fianco allo specchio. Desideravo che la madre del mio amico calzasse quelle calzature e trovasse la sorpresa che le avevo lasciato. Con buona probabilità la sborra si sarebbe asciugata ma la crema viso forse sarebbe resistita fino al prossimo autunno. Riuscii a riportare gli stivali al loro posto e a chiudere la scarpiera eludendo il mio amico il quale mi raggiunse pochi istanti dopo con le cibarie. Mi ci volle davvero un bel sorso del suo cocktail per digerire lo scampato pericolo.

 

 

Fine.