martedì 10 marzo 2020

PUNTE BAGNATE


Stavo consultando il tabellone della sala d’attesa di un ospedale quando con la coda dell’occhio notai una persona di sesso femminile venire a sedersi su delle poltroncine che si trovavano a fianco a me. Mi voltai per osservarla scoprendo come si trattasse di una donna di mezza età. Quando poi il mio sguardo si abbassò ovviamente per verificare che tipo di calzature indossasse non potei fare a meno di notare come ai piedi avesse un paio di stivali marroni. Quello che più mi sorprese era la condizione in cui versavano le punte di quegli stivali.




Le calzature in argomento erano di pelle marrone come potete notare e le punte erano decisamente bagnate fradice. Fuori evidentemente si era messo a piovere davvero tanto per ridurgliele in quella maniera.





Senza indugio estrassi il mio telefono cellulare con cui mi misi ad immortalare le calzature bagnate della donna.





Poco dopo la donna si alzò ma per mia fortuna non se ne stava andando via. Era solo indecisa a quale postazione recarsi. Sfruttai quindi quel momento per continuare a riprendere i suoi stivali bagnati.




Mi chiedevo osservandola se sentisse i propri piedi bagnati, se avesse intrisi d’acqua non solo gli stivali ma anche i calzini che presumevo indossasse.




Chissà in quali pozzanghere era finita camminando per strada mi chiesi fissandola. Tuttavia, notando come il resto della calzatura fosse esente da macchie d’umido, da perverso feticista quale sono mi prospettai anche una situazione ben diversa che avrebbero potuto aver vissuto gli stivali della donna. Forse qualcuno con la mia stessa passione aveva fatto un bel regalino a quella donna, riempendole la punta degli stivali di qualche liquido così da bagnarglieli in quel modo. La donna a quel punto o si sarebbe trovata costretta ad indossarli suo malgrado oppure la cosa non le dispiaceva affatto. Se non fosse stata una giornata di pioggia forse la versione che mi sono immaginato sarebbe stata più plausibile di quella reale.  


Fine.

giovedì 13 febbraio 2020

SVAGO AL LAVORO. 03 - Dentro gli stivali di Antonella


Passò del tempo prima di rimettere le mani sugli stivali di Antonella, un po’ per colpa dei diversi turni di lavoro, un po’ perché non sempre la ragazza li utilizzava andando verso la bella stagione.




In queste nuove occasioni però volli venire negli stivali della ragazza.




Andando subito al dunque potete notare il risultato della masturbazione fatta con quelle calzature. Una volta tra le mie mani mi ci masturbai furiosamente sempre all’interno dello spogliatoio delle ragazze finendo con il riempire uno degli stivali di Antonella.




Non potei riprendere l’intero lavoro di mano perché ero sempre attento che non mi sorprendesse alcuno. Così dovetti dedicarmi semplicemente alla calzature e scattare solo qualche immagine del risultato e in questo caso dello stivale che poi andai a rimettere al suo posto. Credo che la ragazza non si accorse di nulla indossandoli al termine delle sue ore di lavoro poiché in un’altra occasione fui ancora in grado di godermeli.




Ecco come trovai gli stivali nella seconda occasione in cui ci sborrai dentro. Avvenne circa una settimana dopo la schizzata precedente. Fu l’ultima volta che riuscii a mettere le mani sugli stivali della collega e quanto segue sono le immagine del regalo che le feci.





Non ebbi pietà e riversai tutto il godimento in quello stivale. Pensavo ai piedi della ragazza come per la seconda volta sarebbero stati in ammollo nel mio sperma. Avrei voluto seguire la giovane a casa come feci tempo prima ma purtroppo veniva accompagnata a casa da un’altra collega e quindi mi era impossibile godermi nuovamente la sua camminata.




Vi chiederete di che foto si tratti questa appena postata. Beh si tratta del capodanno dell’anno successivo. E colei che allunga la gamba stivalata è Antonella. Ebbene si, indossava ancora gli stessi stivali. Purtroppo per me si era licenziata e così quell’inverno non potei tornare alla carica dei suoi stivali neri.



Era davvero eccitante rivedere la ragazza indossando gli stivali che avevo sborrato. Chissà se al loro interno vi erano ancora delle tracce del mio liquido seminale.



Qui abbiamo una tipica foto fatta dalle ragazze. Ecco le calzature delle presenti alla festa. Devo ammettere come anche per gli stivali rossi ci avrei fatto un bel pensierino.




La proprietaria non mi eccitava un granché ma i suoi stivali rossi, visti da questa immagine erano davvero accattivanti.




E che dire di questa fotografia. Gli stivali più accattivanti della serata messi a confronto. Una sfida tra le due. Beh magari avrebbe vinto chi avrebbe ricevuto più sborrate sui suoi stivali. Se mi fosse toccato credo che avrei riversato pari schizzi a ciascun stivale.




L’imbarazzo della scelta ritengo sarebbe stato il titolo più adatto di questa fotografia. Mancavano solo gli stivali di Antonella, forse era questione di tempo per levarseli oppure se ne vergognava per una qualche ragione.



E concludiamo con quest’ultima foto sempre tratta dall’album dedicato a quel capodanno dal profilo facebook di Antonella. L’amica che le accarezza lo stivale lasciandoci il dubbio se glieli abbia magari sfilati lei oppure no. Peccato eventualmente non aver immortalato quella scena



Fine.

SVAGO AL LAVORO. 02 - Un paio di viti per quegli stivali


Dopo aver sborrato gli stivali neri, la cui proprietaria scoprii come si chiamasse Antonella, non facevo che sperare di incontrarla al lavoro perché desideravo ardentemente replicare quanto fatto alle sue calzature. Un giorno mi trovai di turno insieme a lei ma non ero sicuro fosse venuta al lavoro con i suoi stivali neri. Mentre lavoravamo fianco a fianco immaginavo la ragazza aver maneggiato e poi indossato gli stivali che avevo macchiato e questo potete ovviamente immaginare quanto mi fece eccitare.




Per recarsi al bagno bisognava informare il capo squadra perché lui teneva il conto di chi già vi fosse eventualmente andato, visto che più di uno alla volta, indipendentemente dall’essere maschio o femmina non vi si poteva andare. Così, quando non resistetti più dall’andare a controllare l’armadietto di Antonella, dopo aver ottenuto l’autorizzazione dal responsabile mi intrufolai nello spogliatoio delle ragazze e li trovai non solo l’armadio ancora aperto ma al suo interno anche gli stivali che mi interessavano.





Non persi tempo e mi misi subito a scattare delle nuove fotografie alle calzature.




Venne poi il momento di dare un’occhiata all’interno dello stivale con annessa sniffata.




Quindi una fotografia dello stivale in posa, tutto per me, anzi per noi.




Presi a scattare moltissime foto, rapito dai dettagli di usura presenti sulla tomaia.




Fu così che mi resi conto come fosse ormai trascorso troppo tempo e non avevo quindi più quello per masturbarmi.




A quel punto non mi rimase che trovare una soluzione alternativa. Era una giornata serena e pisciare negli stivali come avevo già fatto in altri casi era da escludersi.




Trovate quindi una coppia di viti su una vecchia sedia in disuso decisi di lasciarle cadere all’interno di uno stivale. Questa volta non avrei sporcato gli stivali di Antonella sebbene mi promisi di farlo al più presto. Si trattava comunque di un fastidioso scherzetto che mi intrigava poiché auspicavo che la giovane si sarebbe accorta della scomoda presenza durante il tragitto verso casa. Ora non mi rimaneva che attendere il fine turno e seguire Antonella e i suoi stivali.





E così, al termine di un turno che non mi sembrava voler più finire aspettai all’uscita del ristorante Antonella. Una volta che la ragazza fece per incamminarsi io mi accostai dietro di lei, chiedendomi se si fosse già accorta o meno delle viti che le avevo messo nello stivale o se invece mi sarei magari goduto la scena in cui se ne accorgeva per strada.





Camminammo per un po’ quando all’interno della stazione della metropolitana decisi di immortalare la camminata con annessi stivali della mia collega, grazie alla maggiore illuminazione ivi presente. Purtroppo poco dopo le nostre strade si dovettero separare senza sapere se si fosse o meno accorta di quanto messole nella calzatura. Guardandola tuttavia camminare negli stivali decisi come la prossima volta avrei riservato a quelle calzature una bella sborrata al loro interno. Ero convinto di come fosse quello di cui sia Antonella che i suoi stivali neri avessero bisogno.


continua…

SVAGO AL LAVORO. 01 - Armadietto di ferro senza lucchetto


Per un certo periodo ho lavorato presso una catena di fast food. Il lavoro non era niente di che come del resto la maggior parte delle colleghe che mi sono capitate. Il lato positivo è l’aver sempre trovato qualche armadietto metallico privo di lucchetto negli spogliatoi, in cui le ragazze generalmente lasciavano le loro calzature.





Eccone qua sopra un classico esempio.




Questi stivali appartenevano ad una ragazza abbastanza carina. Li vidi per la prima volta ai suoi piedi quando io stavo per prendere servizio e lei invece andarsene via. Mi promisi come avrei cercato di metterci sopra le mani visto che mi stuzzicavano un po’.




Si trattava di stivali di pelle, parecchio usati come potete vedere dalla fotografia. Calzature da tutti i giorni.




Anche la suola sembrava ben usurata.




Mi intrufolai nel locale delle ragazze un giorno quando ormai il turno successivo al mio aveva preso regolarmente servizio già da una decina di minuti. In questo modo avevo la certezza che nessuno sarebbe giunto negli spogliatoi ad interrompermi.




Ovviamente non omisi di dare un’occhiata pure all’interno delle calzature e posso a tal proposito confermarmi come l’odore che emanavano fosse discreto. Purtroppo essendo fatti di una pelle di buona qualità, l’odore di piedi non riusciva a primeggiare ma comunque si faceva sentire.




Più maneggiavo quegli stivali e più sentivo il bisogno di placare il desiderio che inesorabilmente cresceva nei miei pantaloni.




Riuscii a carpire il numero di quelle calzature dai residui sbiaditi su una suola, un 37. Immaginando così il piccolo piedino della proprietaria iniziai a masturbarmi con quegli stivali all’interno di un gabinetto ove mi ero nascosto.





D’improvviso cominciai a venire, quasi preso alla sprovvista riversai infatti una discreta e violenta quantità di sperma sullo stivale che stavo maneggiando. Credo di aver fatto un buon lavoro che ovviamente volli immortalare vicino all’armadietto della ragazza. Chissà come avrebbe reagito se a fine turno, una volta aperto il suo armadio avesse trovato la sua calzatura in quelle condizioni. Ovviamente non potevo farlo e così optai per pulire quanto fatto.




Diedi così una pulita allo stivale, lasciando tuttavia un po’ di residui sopra di esso. Lasciarli così sporchi sarebbe potuto essere controproducente perché la ragazza accorgendosene avrebbe potuto decidere di non lasciarli più incustoditi. Tuttavia vi posso preannunciare come fui fortunato e riuscii nuovamente a rimettere le mani e non solo su quegli stivali. O ella non si era accorta di quanto fatto alla calzatura oppure non le era dispiaciuto.



continua…

mercoledì 15 gennaio 2020

SCOPERTA A COPIARE

Leggendo qua e la sul web mi è capitato di imbattermi in un articolo di giornale che parlava di come in alcune scuole americane, alle studentesse fosse stato vietato di indossare stivali a scuola, poiché vi avrebbero occultato al loro interno i telefoni cellulari che poi durante gli esami utilizzavano per ottenere risultati e scambiarsi le risposte.
Questa lettura mi ha fatto tornare in mente un evento a cui ho assistito al tempo in cui frequentavo il liceo. Ricordo come allora, soprattutto i primi due anni, fossi un abituale frequentatore della presidenza a seguito delle mie continue marachelle. Un giorno però, quando giunsi nella saletta ove si attendeva di essere chiamati dal direttore scolastico, incontrai una ragazza molto carina che ai piedi indossava degli stivali indianini bianchi che in foto potete meglio vedere.



Ebbene si, stivali bianchi e leggins neri di pelle. Un’accoppiata che mi fecero subito pensare a come si trattasse di una zoccoletta che magari era stata sorpresa a commettere sconcerie nei bagni insieme a qualche compagno. Con freddezza, sebbene il mio pene già si era eretto ferocemente nei pantaloni, estrassi la mia macchinetta fotografica che da poco avevo comperato e cominciai di nascosto a scattare delle fotografie alle gambe della ragazza.



Non l’avevo mai vista prima e di sicuro era di qualche anno più grande di me. Quando entrai nella sala d’attesa la salutai ma lei mi ignorò totalmente, come per mettere subito in chiaro le cose. Tanto meglio pensai, se non vuoi avere a che fare con me, sarà più semplice per me continuare a riprenderti di nascosto.



Facendo per sedermi sulla sedia posta di fianco al tavolino di cui la ragazza stava consultando le riviste potei scattare queste altre fotografie. Inizialmente non mi accorsi della pallina di carta che si trovava all’interno dello stivale destro. Zoomando invece si può notare. Vi anticipo infatti come il motivo per cui la ragazza era stata mandata in presidenza era perché era stata scoperta a copiare durante un compito in classe. Evidentemente anche quel pezzettino di carta le era servito ed era una chiara prova di ciò.


Per un attimo pensai come tutto sarebbe terminato prima del previsto quando la ragazza fece per allontanarsi verso la porta d’ingresso della saletta. Ma fortunatamente per me si fermò e prese a girare per la stanza come un’anima in pena.


Essendo solo noi nella stanza potei continuare ad immortalare le sue gambe stivalate senza dovermi preoccupare di qualcun altro.



Trovavo veramente eccitante quella fanciulla. Non avevo mai visto nessuna con stivali del genere a scuola. L’assenza di tacco sicuramente ne dimostrava la comodità degli stivali, ma il colore bianco mi dava l’idea di come volesse attirare l’attenzione su di se.


Ero davvero rapito da quegli stivali e in me prendevano vita i pensieri erotici e perversi più disparati.



Per mia fortuna la ragazza sembrava solamente impaziente. Sbuffava in continuazione e guardava dalla finestra come se attendesse l’arrivo di qualcuno. Mi feci coraggio e mi avvicinai a lei da dietro non smettendo di immortalare le sue calzature.




Coprendo la fotocamera col diario che avevo dovuto portare con me e sul quale il preside avrebbe scritto il rimprovero che avrei ricevuto, iniziai a interloquire con la ragazza. Scoprii come fosse del quarto anno e come vi ho anticipato prima, il motivo della sua presenza nella sala d’attesa. La giovane era stata colta a copiare durante un compito in classe, utilizzando il proprio telefono che estraeva quando le occorreva dallo stivale. Aggiunse come non fosse stata la prima volta a farlo ma in questa occasione le era andata male, infatti il professore se ne era accorto e l’aveva scoperta. Le chiesi allora, incuriosito, se l’insegnante le avesse chiesto di levarsi gli stivali per perquisirglieli ma lei ridendo mi rispose di no. Credo che se fossi stato io il professore in quella situazione mi sarei divertito a sputtanarla davanti ai compagni. L’avrei costretta ad alzarsi per raggiungermi alla cattedra. Quindi le avrei chiesto cosa stava facendo. Avrei proseguito obbligandola a sfilarsi gli stivali dinnanzi a tutti e quindi avrei proceduto ad ispezionarle le calzature infilandoci dentro la mano. Il tutto non smettendo di fissarla negli occhi. Una volta terminata l’ispezione avrei fatto finta di annusarmi la mano e avrei detto come ora mi sarei dovuto andare a lavare la mano visto il cattivo odore che emanavano gli stivali. Mi sarei immaginato come tutti i compagni sarebbero esplosi in una risata fragorosa. Quindi l’avrei rimandata al suo banco a continuare l’esame ma senza stivali. Quelli li avrei lasciati sulla cattedra in bella mostra. Sono certo come la ragazza sarebbe stata oggetto di scherno e battute da parte dei compagni. Una volta terminato il compito in classe l’avrei accompagnata dal preside sempre scalza e facendole tenere gli stivali in mano, umiliandola attraversando i corridoi durante l’intervallo quando la maggior parte degli studenti era in libertà e quindi potevano osservarla.



Poco dopo quando la ragazza si volle mettere a sedere io feci altrettanto.




Più osservavo quella ragazza e i suoi stivali più l’erezione mi stava esplodendo tra le gambe.




Ella sembrava proprio non sopportare più l’attesa, continuava a cambiare posizione delle gambe e a muovere quindi gli stivali.




Tornai nuovamente alla carica, chiedendole se pensava se il preside le avrebbe perquisito gli stivali. Mi rispose ridendo: “ma sei proprio fissato!”. Come darle torto.




Eccola poi accavallare le gambe.




Vederla sgranchire la caviglia fu un colpo durissimo. Immaginavo il suo piede la dentro desideroso di attenzioni.



Riuscii a fare questa zoomata con cui si può vedere come ella fletteva le dita dei piedi distaccandole dalla soletta interna.



Quando rimise il piede a terra dovetti trattenermi dal non inginocchiarmi sul pavimento per sfilarle lo stivale. Ne avevo una voglia immensa.




Ancora lo stivale a terra e nuovamente la ragazza che giocava con le dita dei piedi.




Poi arrivò la segretaria del preside che chiamò la ragazza e così questa si alzò. Mi disse ciao, guardandomi e  sorridendo. Io le dissi buona fortuna e non mi persi uno solo dei suoi passi verso la presidenza.
Rimasto solo coi miei pensieri cominciai a fantasticare su quello che le sarebbe potuto accadere in presidenza. Chissà se il preside era un feticista come me o chissà se la ragazza era davvero una zoccoletta come pensavo. Forse lui si sarebbe messo a farle una ramanzina, forse le preannunciava una severa punizione e allora alla ragazza non rimase che oltrepassare la scrivania del dirigente scolastico, sedervisi sopra proprio dinnanzi a lui e quindi sollevare le gambe andando a posizionarle tra quelle dell’uomo.




Intanto, rimasto solo, potei estrarre tranquillamente la mia fotocamera con cui mi rimisi a guardare alcune delle immagini scattate poco prima.




Rimirandole tornai a fantasticare. La ragazza si scusava per il comportamento anti etico tenuto durante il compito in classe e mentre chiedeva di non essere punita cominciava a sfregare la suola di uno stivale sull’inguine del preside. Riusciva quindi a percepire la consistenza del cazzo dell’uomo crescere ad ogni suo movimento e questo le provocava piacere. Gli chiedeva allora se gli piacessero i suoi stivali e questi per dimostrarglielo si slacciava i pantaloni estraendo un cazzo di discrete dimensioni ormai in tiro.



Continuando a guardare immagini come questa e a fantasticare, il mio membro si era indurito così tanto che era davvero un supplizio per me non poterlo cacciare di fuori e cominciare a segarmi furiosamente.
Immaginavo la ragazza intenta a fare un bootjob al preside per evitare la punizione, desiderando che fosse il mio il cazzo che stringeva tra i suoi stivali. A quel punto all’uomo si sarebbero prospettate due alternative. La prima ovvero sborrare tra i due stivali e macchiarli esternamente, oppure sfilarle uno stivale per infilarci dentro il cazzo. Visto che ci aveva messo dentro il cellulare e dei pezzetti di carta con le risposte, ora si meritavano un bel cazzo che avrebbe riversato dentro un’enorme massa di densa e calda sborra.
Quando stavo per scegliere ecco che fui interrotto dall'arrivo della segretaria del preside.



Si tratta di una delle tante immagini che le ho scattato questa che vi ho mostrato per ultima. Infatti per mio sommo dispiacere la ragazza non venne ne a salutarmi ne a dirmi com’era andato l’incontro col dirigente scolastico. Non potei ne controllare se ci fosse dello sperma sui suoi stivali o semplicemente sapere se le fossero stati ispezionati dal preside. La vidi semplicemente andarsene lungo il corridoio coi suoi stivali bianchi da troia. Non mi rimase che andare io in presidenza con la mia erotica fantasia che mi girava per la testa.  


Fine.