lunedì 9 settembre 2024

SCANDALOSA GILDA

La protagonista di questa storia si chiama Gilda. Per arrivare a lei e ovviamente agli stivali che calzava devo partire da un po' prima. Tranquilli non andrò tanto in là, solamente a qualche ora prima quando mi trovavo in discoteca. Non ero impegnato a ballare ma a riprendere di nascosto, come meglio potevo, un paio di ragazze in stivali.




Ecco le calzature della prima ragazza che incontrai nel locale. Erano di colore bianco e con un bel tacco, penso fossero 5/7 cm.



Mi passò alle spalle per raggiungere degli amici poco più in la.  



Quando poi si mosse insieme alla sua compagnia decisi di seguirla. Mentre saliva le scale riuscii a catturare questa immagine dei suoi stivali.




Eccola passarmi nuovamente vicino.




Ora stava a un paio di metri di distanza da me.




Qui invece la immortalai mentre era su dei divanetti con gli amici. Non riesco a capire se fosse o meno sulle gambe di qualcuno ma la posa era adatta ad una bella slinguazzata. Con il braccio sinistro, ripreso nella seconda fotografia, si potrebbe immaginare anche come sia andata a cercare il cazzo del suo amichetto. Un paio di sfregamenti, prima lievi e poi più decisi giusto da fargli capire quale potesse essere il post discoteca.




Eccola nuovamente nei miei pressi. Illuminata dalle luci blu del locale.




Non ricordo il perché ma dovetti interrompere di riprenderla. Lasciata la balconata e tornando al piano terra ecco che incontrai una nuova ragazza.




Anch’ella indossava degli stivali bianchi col tacco ma avevano uno stile più da camperos.




Stava ballando su degli scalini o comunque su di un piano rialzato.




Qui si notano meglio. Sebbene la parte superiore assomigliasse chiaramente a quella di un texano vista l’apertura classica a V, il tacco non era per niente grosso e squadrato. Era tutto l’opposto, finissimo.




Sebbene scarsamente illuminato riuscii a manovrare egregiamente anche lo zoom.




Con queste ultime due fotografie della giovane posso dire di aver terminato l’antipasto di questa storia.




Eccovi gli stivali protagonisti di questo racconto. Si trattava di un paio di stivaloni stile piratessa, in similpelle credo e di colore bianco. Colei che li indossava si chiamava Gilda, era una ragazza più grande di me che conoscevo di vista perché faceva la commessa in un supermercato che frequentavo. Fu inevitabile, vedendola con quelle calzature darle della “scandalosa” che unitamente al suo nome era il titolo di un film di parecchi anni fa.  




L’incontro tra me e lei fu casuale. Ci eravamo fermati entrambi ad un distributore per prendere le sigarette. Fortunatamente per me l’apparecchio era fuori uso così proposi alla ragazza di provare quello di un baretto poco distante. Probabilmente in astinenza da tabacco Gilda non rifiutò accompagnandomi.




Estratta la fotocamera che avevo ancora in tasca mi misi a riprenderla mentre camminavamo. Qui, probabilmente illuminati da un lampione, si possono notare bene i suoi stivali.



Ad accompagnare le calzature vi era un vestitino svolazzante e dei collant.




Essendosi rimesso a piovere sfruttai alcuni tratti in cui vi era la copertura di qualche tetto per mettermi alle sue spalle e riprenderla quindi da dietro.



Le chiesi se fosse andata a ballare, visto che il suo abbigliamento si prestava o a quello o un appuntamento per chiavare. Mi rispose affermativamente dicendo di esserci andata con delle amiche. Le chiesi ancora se si fosse scatenata e mi disse di si, aggiungendo come non vedeva l’ora di andare a casa.




Cercai così di pensare a quanto dovessero essere sudati e puzzolenti i suoi piedi dentro a quegli stivali dopo la serata passata in discoteca.




Ne io ne Gilda avevamo un ombrello ma sembravamo entrambi non curarci della pioggia che scendeva.



Qui era probabilmente stata illuminata dai fari di un’autovettura.




Mentre camminavamo alternavo nel starle un po' a destra e un po' a sinistra, così da poter immortalare le sue calzature da entrambi i lati.



Questa immagine dove il vestito risulta tagliato me la fa immaginare nuda con indosso solo quegli stivaloni. Cazzo duro obbligatorio.




Mentre ci apprestavamo a raggiungere il bar che le avevo suggerito la pioggia aveva iniziato ad aumentare la sua intensità.



Faticavo a trattenermi dal dirle tutte le porcate che mi ispirava con quegli stivali addosso.



Sebbene fossero quasi le cinque del mattino, il passaggio di una macchina ci dovette far attendere l’attraversamento della strada. Ne approfittai per chiedere a Gilda se in discoteca ci fosse stata parecchia gente. La ragazza mi disse di si e quindi pensai a tutti quei ragazzi che sicuramente avranno saggiato il suo culetto, palpandola più o meno delicatamente mentre ballavano con lei. Fissai il suo vestitino e solo il rimetterci in marcia mi evitò di alzarglielo dal lembo inferiore.  




Portatomi nuovamente alle sue spalle le ripresi gli stivali, concentrando i miei pensieri sullo spacchetto a V che andavano a formare. Era un po' largo e durante la camminata ballava qua e la.  




Raggiungemmo poco dopo le scale che ci avrebbero portato al bar.




Cercai di rimanere alle sue spalle per tutta la discesa godendomi le sue gambe.



Mi avventurai anche in questa zoomata per rendere meglio il concetto di prima. Più riguardo questa immagine e mi viene voglia di infilarle qualcosa in quello spazio tra gamba e stivale.



Eccola qui all’esterno del locale mentre, se non ricordo male, era intenta a sistemarsi i capelli bagnati e arruffati.




Le indicai la macchinetta dei tabacchi che si trovava all’esterno del bar, incastonata in una vetrata. Quando lei ci si avvicinò io mi godetti le sue belle cosciotte avvolte nei collant.




Qui era intenta a cercare il portafoglio all’interno della sua borsetta.



Da un lato ero dispiaciuto che il bar fosse chiuso. A dire la verità, per essere precisi, era una specie di bettola, gestito da orientali e con la maggior parte dei clienti che avevano un’età media di 70 anni. Chissà come si sarebbero mangiati Gilda con gli occhi.




Dopo aver preso le sigarette ci mettemmo comodi per alcuni minuti. O meglio, Gilda si sedette su una panca e prese a fumarsi una sigaretta. Io ovviamente non persi l’occasione di riprenderla.



Nel tentativo di far passare il tempo visto che la pioggia non sembrava voler cessare, Gilda ad un tratto si portò nei pressi di una specie di bigliardino. Io la ripresi ma a posteriori immaginai di farci ben altro. L’avrei infatti voluta abbassare con rabbia su quel gioco, sollevarle il vestitino sopra il culo e palpargli quindi le natiche con foga. Si sarebbe meritata anche un paio di belle sculacciate. Quindi sarebbe venuto il momento di abbassarle collant e perizoma, che presumo indossasse, fino agli stivali. Toltomi l’uccello dai pantaloni, senza perdere tempo glielo avrei conficcato in fica senza alcun preavviso facendola così sussultare. Mi sarei poi messo a scoparla subito con foga perché vestita così da porca era quello che secondo me voleva. Le avrei chiesto da quanti ragazzi si fosse fatta tastare in discoteca e mentre mugolava mi guardavo intorno notando la strada deserta. I nostri gemiti sarebbero stati smorzati dalla furia del temporale. La sua testa sarebbe andata a sbattere contro la macchinetta nel momento in cui le mie ultime spinte sarebbero state ancor più rabbiose. Esausto mi sarei accasciato sulla sua schiena mentre il liquido seminale avrebbe continuato a sgorgale dentro.




Ero davvero infoiato che faticavo a trattenermi. Più la guardavo e più avevo il cazzo in tiro.




Poco dopo ci spostammo per controllare le condizioni meteo. Il tempo passava e noi eravamo bloccati li.



Gilda cominciava ad essere insofferente così decidemmo poco dopo di incamminarci per tornare alle macchine sfidando la pioggia nuovamente.




La pioggia bagnava decisamente i suoi stivali come avrei voluto fare io col mio pisello.




A breve ci saremmo separati così continuai a riprenderla. Speravo che lei volesse ringraziarmi in qualche modo magari anche solo con un bocchino ma evidentemente o non ne aveva voglia o non ero il suo tipo.




Provai anche con una battuta, le dissi infatti come sicuramente sarebbe stata fradicia ma lei mi rispose semplicemente di si. Peccato pensai.




Ed eccoci alla fine all’asciutto. Entrammo per la sua gioia nel parcheggio semi coperto ove prima avevamo lasciato le nostre macchine. Gilda era fradicia, dalla testa ai piedi. Si lamentava per non aver preso la macchina e io le dissi come non mi sarei aspettato di prendere tanta acqua in poche centinaia di metri. Le volevo chiedere se potessi fare qualcosa per lei ma il telefono le squillò. Mi salutò così, con un cenno prima di rispondere a quella che evidentemente era una sua amica. La mandai a fare in culo col pensiero mentre mi avviavo alla macchina per andarmene.

 

 

Fine.

venerdì 9 agosto 2024

AZZURRI O FUCSIA?

Inizierò questo racconto con un quesito. Nelle fotografia che avete modo di vedere qui sotto vi sono due ragazze che indossano stivali. Entrambi sono degli indianini ma si differenziano per il colore soprattutto oltre che qualche dettaglio sul modello. Beh, scorrendo la storia avrete modo di scoprire quale dei due sono riuscito a farmi. Però magari, prima di farlo potete provare a indovinarlo.



Mentre la bionda li aveva comperati in onore della nostra squadra di calcio che stava affrontando i mondiali, la bruna non ricordo me ne avesse spiegato il motivo. Ovviamente non feci loro una domanda specifica in merito ma la questione venne fuori nel momento in cui scattai loro questa fotografia non potendo fare a meno di complimentarmi per il loro outfit. Le ragazze le avevo conosciute in palestra e mi erano apparse subito due gran porche. Facevano a gara a chi mostrasse di più il culo sul tapis roulant. Sfortunatamente non ebbi modo di concludere con nessuna delle due ma almeno ad una fui in grado di schizzare gli stivali. Beh, bando alle ciance. Avete fatto la vostra scelta sui due stivali?  




Chi aveva scelto quelli fucsia ha indovinato. Cosa abbia vinto? Nulla mi spiace. Sia per vincitori che vinti vi è solamente la possibilità di conoscere come mi sia divertito con queste calzature.




Trovatomi per puro a caso a casa della brunetta, scusate il gioco di parole precedente, ebbi modo di mettere la mani suoi stivali che stavano prendendo aria. Erano leggeri al tatto ma col caldo che stava facendo, sicuramente un po' di sudore lo andavano a produrre.



Con la mia macchina fotografica cercai di immortalarne ogni parte, comprese le suole. Su una di questa vi erano delle macchie molto evidenti, tipo di appiccicoso, che provai a ricondurre a qualcosa calpestato durante qualche serata in discoteca.




Ecco qui una comparazione tra le due suole degli stivali.



Erano davvero degli stivaletti carini, quanto la loro proprietaria.



Per fare quest’altra fotografia infilai una mano nella calzatura. Ebbi così modo di saggiarne l’interno. Questo era un po' più ruvido di quanto mi aspettassi. Nel farlo immaginavo la il piede nudo della ragazza all’interno. Con le mie dita ora potevo toccare quelle parti inesplorate che solo le sue dita dei piedi raggiungevano. Che posizione poi quella della fotografia, non trovate anche voi sarebbe adatta ad una bella scarica di sperma?



Ma non lo feci. Tolsi quindi la mano dallo stivale per immortalarne l’interno. Una tomaia a più colori, bianco, marrone e fucsia. Ah si non scorderò di dirlo. Facevano un po' di odorino ma non quanto mi aspettassi.



Le fotografie fatte erano abbastanza, ora era il momento di placare l’erezione che mi importunava tra le gambe.



L’interno di uno dei due stivali mi stava chiamando.



Avevo deciso infatti di scaricarmi dentro la calzatura.




Una sega veloce e poi ecco il risultato. Goccioloni di sborra calda cominciarono a colare lungo il gambale dello stivale. Giù in fondo verso la soletta interna di colore fucsia.



Al momento di sborrare avevo mirato in alto in modo da potermi godere la discesa del liquido. Questo avrebbe altresì segnato inesorabilmente la calzatura. Vista la giornata calda ero fiducioso che in breve tempo il mio sperma si sarebbe asciugato senza compromettermi.



Depositai quindi gli stivali sul tappetino e scattai un’ultima fotografia. Per la serata gli stivali sarebbero stati già pronti per la loro proprietaria.  

 

 

Fine.