venerdì 9 dicembre 2022

CLARA. 01 - Incontro inaspettato

Mi trovavo all’interno del bar di una stazione ferroviaria. Il treno che mi avrebbe dovuto riportare a casa sarebbe partito tra una quarantina di minuti e così decisi di mangiare qualcosa. Mentre stavo addentando un toast ecco che dalla porta d’ingresso del locale fece il suo ingresso una giovane ragazza stivalata. Appena le vidi i jeans infilati negli stivali mi concentrai a guardarle le calzature e le gambe. Pertanto non ebbi subito modo di accorgermi come quella giovane la conoscessi. Fu, infatti, solo poco dopo che, alzando lo sguardo incrociai i suoi occhi. Mi venne spontaneo pronunciare il suo nome: “Clara”. A quella esclamazione la ragazza mi sorrise avvicinandosi al mio tavolino.




Non voglio annoiarvi con i reciproci saluti e le domande e risposte su cosa ci facessimo li ecc…ecc…. Quello che vale la pena raccontarvi e mostrarvi sono i suoi stivali, neri in pelle con tacco basso. Mentre infatti parlavamo tra di noi del più e del meno, io estrassi dalla tasca dei miei pantaloni la fotocamera con cui mi misi a riprenderla.



Per tutto il tempo della nostra breve chiacchierata, una ventina di minuti circa, Clara rimase in piedi, sgranchiendo di tanto in tanto piedi e caviglie come in questa occasione. Poi ce ne dovemmo andare, ma la cosa buona è che lo facemmo insieme visto che avevamo in comune lo stesso treno da prendere.




Salimmo quindi a bordo del convoglio e ci sedemmo uno di fianco all’altro. Non appena il treno si mise in marcia io ripresi la fotocamera per mettermi ad immortalare nuovamente gli stivali della mia amica.




La ragazza aveva sensualmente accavallato le gambe e oltre a ciò spesso puntava le dita del piede che rimaneva appoggiato al pavimento, torcendo la caviglia in un movimento decisamente erotico.




Mi accorsi altresì come con l’altra gamba, quella sollevata da terra, Clara andasse a sfregare il collo dello stivale contro il sedile che le stava difronte. Era un movimento che ripeteva costantemente e che mi provocava un discreto eccitamento. Mi chiedevo infatti se non lo stesse facendo apposta e come sarebbe stato bello ricevere quel trattamento sul mio interno coscia.



Poco dopo ci fu uno scavallamento come potete notare. Ma non disperate, perché la giovane tornò presto ad incrociare le sue cosce.




Questa volta, invertendo le gambe accavallate, lo stivale era molto più vicino e quindi visibile in dettaglio dalla fotocamera.




Gli stivali di Clara erano un classico modello alla “peter pan” che in quel periodo era molto in voga tra le giovani.




Continuavo a riprendere quelle calzature dando poco conto ai discorsi che la ragazza mi faceva. Cercavo di farmi vedere interessato, le davo corda ma non nascondo come pensassi solo ai suoi stivali.




Clara parlava e parlava, mi raccontava della sua vita universitaria, delle sue scelte e delle sue aspirazioni ma io mentre facevo si con il capo le fissavo insistentemente gli stivali e più lei giocava a sgranchirsi le caviglie, a flettere e piegare lo stivale che avevo a pochi centimetri e più io sognavo di afferrarle la caviglia, stringerla per sentire la pelle della calzatura e infine sfilarle quello stivale allo scopo di annusarglielo e vederle il piede.




Quando pensavo di aver visto tutto, ecco che la mia amica mi sorprese con un gesto inaspettato. Spinse infatti, come potete vedere dalla fotografia qui sopra, la punta della calzatura nella fessura tra i due sedili. Fu un comportamento che trovai profondamente erotico.




Facevo ormai fatica a contenere l’erezione nei pantaloni.




Alternavo lo sguardo dal volto di Clara alle sue gambe. Come le guardavo la bocca immaginavo di zittirla nei suoi discorsi con il mio membro. Ero duro, voglioso e quindi decisi di osare e provarci con lei.




Iniziai perciò a farle domandi personali, ad interessarmi della sua vita privata. Le chiesi se si stesse frequentando con qualcuno e le spiegai come anche io fossi solo. Inoltre tornai con la memoria a ricordare episodi occorsi al liceo, quando, come compagna di classe non riceveva di certo affetto dal resto della classe. Mi scusai per quanto fattole a nome anche degli altri e fu allora che notai un suo avvicinamento visto che mi accarezzò la mano. Fu a quel punto che capii come non dovevo sprecare quell’occasione. Gliela strinsi e le dissi altre frasi per corteggiarla. Mi accorsi come diventò rossa, quasi accaldata. Iniziò ad accarezzarsi i capelli e quindi ritenni fosse venuto il momento di proporle un appuntamento.



Giunti alla stazione ci dovemmo alzare per prepararci a scendere. La ripresi per l’ultima volta, catturando questa immagine. Si vede parzialmente il suo fondoschiena che ammiravo fiducioso di poterlo presto palpare visto che Clara aveva acconsentito a vederci in un prossimo appuntamento.

 

 

continua…

lunedì 7 novembre 2022

MARRONI, BIANCHI E NERI

Una storia semplice, costituita da tre tipi diversi di stivali, reperiti durante tre differenti spese al supermercato.




I primi come potete vedere sono in pelle, di colore marrone e con un tacco squadrato ma non troppo largo.




Appartenevano ad una donna sulla quarantina di cui vi risparmio il viso perché proprio non era un granché.




Ecco il secondo paio di stivali, appartenuti ad una madre.




Sempre in pelle ma questa volta di colore bianco e con un tacco squadrato e più largo del precedente, quello usato abitualmente per i camperos.




Non volevo perdermeli così mi misi alle sue spalle pure nella zona delle casse. E a proposito di casse, notai come ai suoi piedi ve ne fosse una d’acqua che la bella stivalata spingeva pian piano coi suoi stivali.  




Voltatasi per un attimo mentre la stavo riprendendo, me ne infischiai di poter essere scoperto. Quindi decisi di non interrompere quanto stessi facendo così da immortalare gli stivali anche dal davanti.




Poco dopo la donna si allontanò da me per un istante, per andare a prendere qualcosa che francamente non ricordo ma per mia fortuna ritornò subito in posizione.




Ecco qui anche il suo fantastico sedere. Niente male, non è vero? Che voglia mi fa ancora venire guardandomelo. Sembra ti stia pregando di palparlo. E poi l’immagine dello stivale sinistro a contatto con la cassa d’acqua. Se solo ci fosse stato un bel cazzo appoggiato a quella calzatura. Magari il mio.




Mentre continuavo a fissarle il culo, le gambe e quegli stivali, vedendola ad un tratto parlare col figlio, mi chiesi se quest’ultimo fosse a conoscenza del potere che quelle calzature erano in grado di esercitare e se magari tra qualche anno sempre quelle o altre che sono sicuro la madre avrebbe indossato, anche a lui, cresciuto, avrebbero fatto provare quella particolare sensazione di eccitamento che stavo vivendo io in quel frangente.




Fu inaspettato vedere come pochi istanti dopo quel mio pensiero il figlio della donna le calpestò la punta dello stivale destro e questa fece in modo di ritrarsi celermente da ciò. Mi sarei voluto unire pure io a calpestarlo, magari sul retro, ad altezza del tallone, per favorirne lo sfilamento.



Ecco l’ultima fotografia degli stivali bianchi che riuscii ad immortalare.




L’ultimo paio di stivali invece era di colore nero, scamosciato e con un tacco più fine rispetto ai precedenti.




Li reperii direttamente alle casse mentre la proprietaria attendeva il suo turno per pagare.




Le gambe di questa donna non erano magrissime così gli stivali sembravano discretamente tesi. Come i precedenti, credo proprio che anche questi avrebbero meritato una bella sborrata su di loro.




Conclusi con un paio di immagini leggermente laterali per confermare il mio desiderio. Come ci sarebbe stata bene sopra qualche goccia bianca.  

 

 

Fine.