venerdì 13 settembre 2019

GLI STIVALI SBAGLIATI PER UN’ESCURSIONE IN MONTAGNA. 01 - Gli stivali rosa di Francesca


Conobbi Francesca attraverso un’amica, che me la presentò subito sperando ci mettessimo insieme. Devo dire come ottenne quanto sperato ma con non poca fatica. Lo ammetto, Francesca non era convintissima di noi e per fidanzarci ci volle davvero un bel po’ di tempo. A me piaceva molto quella ragazzina minuta, mora, con un visino angelico, scarsa in forme ma sexy ed accattivante nel vestire e pertanto fui molto paziente nel corteggiarla.
Quando visitai per la prima volta casa sua notai come avesse una specie di cabina armadio piena di scarpe, tutte riposte nelle loro scatole originali e con una calzatura che spuntava fuori dalla confezione in modo da poterla riconoscere subito. Questa però è un’altra storia e avrò modo di raccontarvela, non preoccupatevi. Oggi invece vi parlerò di un regalo che le feci, ovvero di un paio di stivali scamosciati di colore rosa e con un delizioso tacco non troppo alto. Frequentando la ragazza scoprii quasi subito, infatti, la sua passione morbosa per il colore rosa. Non solo indossava abbigliamento di quel colore ma pure delle decollete che la rendevano davvero eccitante. Non avendo alcun paio di stivali nel suo guardaroba, e avendone notati un paio favolosi nella vetrina di un negozio di scarpe, decisi di omaggiarla e beneficiarne al tempo stesso.
Quando le regalai le calzature che avevo comprato, rammento come Francesca fu molto felice essendo del suo colore preferito, tuttavia non mi diede la ricompensa che speravo. Così ammetto come mi incupii un po’ visto che con lei le cose non andavano benissimo nel rapporto e dal punto di vista sessuale non eravamo mai andati oltre ad effusioni, baci, carezze e qualche palpatina.
Un giorno che andai a prenderla con la macchina, la vidi uscire dal portone del condominio in jeans a vita bassa, t-shirt che lasciava scoperto l’ombelico e stivali rosa. Vedendola mi venne spontaneo pensare a come vestisse da troia, peccato però che pareva non esserlo nell’animo. Dopo i saluti di rito e un bacio di circostanza notai l’ennesima freddezza in lei. Tuttavia non volli darmi per vinto e così mi diressi in montagna, presso un posto appartato che conoscevo vicino ad un luogo dedicato ad escursioni. Il mio chiaro intento era quello di appartarmi con la mia fidanzata per farci qualcosa sessualmente visto che il suo look aveva risvegliato il mio membro.
Giunti al posto che mi ero prefissato però le cose non andarono come avevo sperato. Alle mie avances Francesca rispose di non sentirsi ancora pronta. Eravamo entrambi vergini e fidanzati da poco più di due mesi ma io avevo voglia di sperimentare con lei, cosa che evidentemente non era ricambiata. Essendo la temperatura in macchina divenuta rovente e per allontanarmi da lei, la ragazza decise di scendere dal veicolo proponendomi di fare una passeggiata nel bosco adiacente.
Mi guardai intorno e poi fissai le sue gambe fasciate da jeans e stivali. Pensai come sarebbe stato difficoltoso per lei affrontare il sentiero ma poi ritenni opportuno evitare di dirglielo. Non voleva darmela, si voleva fare una camminata coi tacchi nello sterrato, erano affari suoi se si sarebbe slogata una caviglia. La cosa cominciò a frullarmi nella testa e a divertirmi, così estrassi la mia fotocamera e le dissi che era una buona idea, e che ci saremmo potuti fare delle foto assieme.
A quel punto ci incamminammo per il sentiero.




Qua sopra potete vedere il terreno che iniziammo a percorrere. Dopo aver scattato questa fotografia lasciai andare avanti pochi passi Francesca, in modo da poterla riprendere mentre camminava con la mia macchinetta fotografica.





Ora finalmente potete osservare gli stivali di cui vi stavo parlando.




Francesca, abituata a camminare coi tacchi sembrava molto sicura di se e non preoccupata per niente per il terreno che devo ammettere come in quel tratto fosse poco accidentato.





Mentre ci addentravamo nella boscaglia mi chiedevo se il terreno sarebbe peggiorato, in realtà ci speravo.




Ad un tratto il sentiero apparve più largo ma con una pendenza.





Mi misi così dietro la mia ragazza in modo da meglio immortalare la salita coi suoi stivali. Nell’ultima immagine potete persino notare il tacchetto bianco delle calzature.




Da questa immagine potete notare la salita, agevolata in parte dalla presenza di gradoni ricavati nel terreno.




Vedendola arrancare un passo dopo l’altro con quegli stivali mi chiedevo se Francesca si stesse pentendo di aver optato per la camminata anziché copulare in macchina.





Fu ancor più divertente poco dopo vederla alle prese con una discesa. In quel momento andò davvero in crisi. Sentii prima i suoi tacchi sfregare contro la roccia e poi la voce di Francesca che mi pregava di aiutarla. Non le negai il soccorso ma prima, come potete vedere, immortalai la sua difficoltà.




Lasciataci alle spalle la zona più scoperta cominciammo ad addentrarci in quella boschiva.




Continuavo a rimanere dietro a Francesca visto che il sentiero non permetteva di rimanere fianco a fianco. In quel modo avevo la continua opportunità di riprendere la sua camminata.





Ad un tratto la ragazza commise l’errore di andare col piede destro su una roccia liscia sporgente.





La suola dello stivale destro scivolò improvvisamente facendole quasi perdere l’equilibrio. Ma Francesca fu fortunata a rimanere in piedi. Continuò imperterrita a discendere il percorso alquanto stizzita visto che alla mia pronta domanda se si fosse fatta male mi rispose seccata di no.




Poco dopo quando Francesca si fermò per notare quanto fosse profondo il dirupo che costeggiavamo ne approfittai per immortalare i suoi stivali, diciamo a riposo. Ella rifiatò chiedendomi se sapevo dopo ci avrebbe portato il sentiero. Le dissi di no e che non ci restava che scoprirlo. Mi rispose come sperasse che non mancava molto. Immaginai a quel punto che gli stivali col tacco stessero cominciando a farle dolere i piedi.





Ci rimettemmo quindi in marcia percorrendo una salita.





Una volta giunti alla sua sommità trovammo un punto panoramico ove fermarci. Notai Francesca riprendere fiato e cercare altresì di sgranchirsi le caviglie.





Mentre fingevo di godermi il panorama non staccavo gli occhi dalle sue calzature. Il mio pene stava indurendosi perché in me stavano facendosi spazio i desideri più hot che potessi avere. Avrei voluto spingere Francesca contro quella palizzata, abbassarle i jeans e prenderla da dietro come si meritava.





Venne però poi il momento di riscendere i gradoni.





Era davvero eccitante vederla scendere quel terreno insidioso con quegli stivali. Ci metteva tutta la prudenza del caso, ma ad ogni passo mi chiedevo se le sue caviglie prendessero delle storte, anche lievi, ma che a lungo andare le avrebbero procurato dei fastidiosi dolori.





Per arrivare ad un nuovo punto di osservazione percorremmo un tratto ancor più insidioso che mise a dura prova la mia povera fidanzata la quale cominciava a spazientirsi sbuffando e maledicendo il terreno.





Ogni pausa era per Francesca un sollievo ma io non volevo dargliene troppo così poco dopo le ordinai di rimetterci in cammino.





Sebbene il terreno fosse asciutto, i tacchetti degli stivali sprofondavano spesso in esso.





Mi aspettavo da un momento all’altro una caduta o una storta da parte della ragazza.





Per quanto mi riguarda evitavo di darle qualunque aiuto limitandomi a filmare la sua camminata.





Il sentiero sembrava essere infinito a differenza della pazienza di Francesca che cominciò a chiedermi di tornare indietro.





Le chiesi per quale motivo, facendo il finto tonto mentre stavamo attraversando un ciottolato.





A quel punto non fece in tempo a rispondermi che prese una violenta storta alla caviglia destra.




Francesca si era fermata e io dovetti nascondere la macchina fotografica poiché i suoi lamenti ben presto furono uditi anche da un escursionista che poco dopo ci raggiunse. L’uomo era vestito da trekking e portava con se uno zainetto. Non appena indirizzai il mio sguardo su di lui, notai che avvicinandosi si levò gli occhiali da sole e i suoi occhi puntavano direttamente sugli stivali di Francesca. Notando come la mia ragazza si stesse massaggiando la caviglia, l’uomo le chiese se si fosse fatta male. Dopodiché si mise a rimproverarla, dicendole cosa le fosse venuto in mente di indossare quegli stivali in un luogo come quello. Francesca imbarazzata non gli rispose nulla. Decisi di intromettermi buttando altra legna sul fuoco. Dissi all’uomo come eravamo venuti per cercare un posto isolato in cui stare un po’ soli e non certo fare un’escursione in montagna. La mia allusione a qualcosa di sessuale fu recepita come speravo dallo sconosciuto che guardò Francesca con maggiore malignità. Ripose quindi come avesse immaginato bene e come quello non fosse il posto adatto per fare certe cose. Accompagnando un braccio intorno alla vita della mia ragazza che era rimasta senza parole riprendemmo la strada. Diedi un paio di palpate al sedere di Francesca mentre ci allontanavamo, sicuro che l’escursionista non se le sarebbe perse.





Quando ci fummo allontanati abbastanza tornai a filmare gli stivali della mia ragazza.




Ci rimaneva da percorre un ultimo prato prima di fare ritorno alla macchina.





Francesca non parlava, evidentemente in un forte stato di nervosismo e imbarazzo. Così fui io a tornare sull’argomento. Ma chi si credeva di essere quel tipo per giudicarci le dissi e a quel punto lei si lasciò andare: “Che figura di merda!”. Con un ghigno sul volto le risposi come se non avessi capito cosa intendesse. Perciò mi rispose: “Non dovevamo venire, almeno non vestita così”. Replicai nuovamente: “Amore fregatene, e poi che c’è di male, io ti trovo davvero sexy con quegli stivali”. Francesca concluse dicendo come non vedesse l’ora di toglierseli.




Finalmente poco dopo raggiungemmo la tanto agognata macchina. L’escursione era finita.




Quando ormai pensavo fosse tutto terminato, Francesca al posto di salire in macchina si sedette su un muretto vicino. Le chiesi cosa stesse facendo e lei mi disse come voleva disperatamente levarsi gli stivali.





Rimasi stordito ed incredulo a quelle parole. Ma pochi istanti dopo la vidi sfilarsi il primo stivale. Ero estasiato e allo stesso tempo cercai di rimare concentrato per immortalare quel momento ma temevo che Francesca potesse accorgersene e scoprire il mio feticismo.





Ammetto come le foto rubate dei suoi piedi non sono un granché ma rivendendole posso rammentare facilmente lo stato d’animo di agitazione che mi governava in quel momento. Cercai di fare il mio meglio per scattarle. Avrei voluto che mi avesse chiesto di massaggiarle i piedi doloranti ma Francesca non lo fece. Rimase per alcuni istanti ferma a far riposare le stanche dita dei piedi senza rivolgermi la parola. Io invece ero quasi intimidito e così non le chiesi alcunché. Poco dopo la vidi rimettersi gli stivali e quindi venne per noi il momento di lasciare la montagna.


continua...

martedì 13 agosto 2019

INTERROTTO SUL PIU' BELLO


Come ormai avrete ben capito, trovarmi a casa di amici è sempre stata per me un’occasione da non sprecare. In questa storia, gli stivali in cui mi sono imbattuto appartenevano alla madre dell’amico che mi aveva invitato a casa sua. Ella naturalmente non era a casa quando andando verso il bagno, mi accorsi della presenza all’interno di una stanza delle sue calzature.




Di soppiatto entrai nella camera per meglio osservare gli stivali che si trovavano appoggiati su uno scatolone. Mi misi subito a controllarli e ammetto che dopo averli esaminati non mi fecero impazzire. Tuttavia sarebbe stato un peccato lasciarli immacolati.




Grazie alla mia inseparabile fotocamera mi misi a scattare queste fotografie.




Le suole testimoniavano l’usura di quelle calzature.





Eccitato dalla situazione e dagli stivali decisi senza perdere tempo di usarli per una sega veloce. Mi calai così i pantaloni e con il cazzo barzotto cominciai a giocare con loro strofinandoci sopra proprio il mio membro. Passai il mio pene più di una volta sulla pelle di quella calzatura.





Non solo l’esterno dello stivale meritava lo strusciamento del mio cazzo ma anche l’interno. Così ormai in tiro ci infilai dentro il cazzo non smettendo di masturbarmi.





Purtroppo poco dopo dovetti interrompere quanto stavo facendo per riporre gli stivali al loro posto. Infatti udii i genitori del mio amico rientrare in casa. Fu davvero devastante dover interrompere la masturbazione. Non ero ancora pronto a venire e così, per evitare di essere scoperto, lasciai perdere. Sgattaiolai velocemente fuori dalla stanza e andai verso il salone da dove provenivano le voci. Feci come se nulla fosse, trattenendo il nervoso per aver dovuto interrompere la sega. Non avendo mai visto prima i genitori del mio amico mi presentai loro stringendo la mano che ancora sapeva dell’odore del mio cazzo e degli stivali della signora. Lei la guardai negli occhi, pensando a come fosse stata fortunata nel rientrare proprio ora, solo qualche minuti dopo e avrebbe ricevuto un bel carico di sperma nei suoi stivali neri.


Fine.

domenica 7 luglio 2019

UN PIACEVOLE SACRIFICIO


Tempo fa stavo frequentando una ragazza e una sera decidemmo di andare fuori a cena. Fu una serata romantica che ebbe un finale molto gradito. Infatti fu la prima volta che decise di portarmi nell’appartamento in cui viveva e una volta li finimmo a letto assieme visto che la sua coinquilina non era presente in casa. Quando mi levai le scarpe nei pressi dell’ingresso notai vicino ad un calorifero un paio di stivali davvero carini. Cercai di non far trasparire il mio interesse per quelle calzature ma da buon feticista li misi tra i miei obiettivi. Così dopo la gran bella scopata con la mia amica, mentre questa si recò al bagno per sistemarsi, io ne approfittai per andare dagli stivali.




Grazie alla mia macchina fotografica potei scattare ulteriori immagini a quelle calzature.





Sebbene mi fossi scaricato poco tempo prima, dinnanzi a quegli stivali cominciavo a rieccitarmi.





Non erano affatto male e dall’esterno sembravano in buone condizioni. Non mi rimaneva che controllarne gli interni.




Anche l’interno sembrava in buone condizioni e da essi proveniva purtroppo molto poco odore.




Le suole forse sembravano più vissute ma proprio mentre continuavo nell’esaminare gli stivali udii la mia amica uscire dal bagno, pertanto dovetti rimettere le calzature al loro posto e tornare da lei. Poco dopo, prima di avvicendarmi con lei al bagno, la ragazza mi chiese di rimare a dormire essendo da sola e io non me lo feci ripetere una seconda volta. Tornato dal bagno e raggiuntala nel letto che avrei condiviso con lei mi accorsi come fosse caduta in un sonno profondo così, guardandola in intimo e tornando a pensare a quegli stivali, il mio pene prese ad irrigidirsi nuovamente. Non sapevo se quegli stivali fossero suoi o della sua coinquilina. Comunque meritavano una mia sborrata.





Tornato dagli stivali ne scattai ancora qualche fotografia, notando questa volta i primi segni di usura.




Quando sbirciai nuovamente all’interno di uno stivale capii che era il posto giusto ove venire. Pertanto presi a masturbarmi con foga fino a quando non resistetti più.





Ecco il risultato dell’esplosione finale. Potete notare i numerosi grumi di sperma che ho scaricato in quella calzatura. A quel punto non mi rimase che riporre gli stivali al loro posto e lasciare che la sborra all’interno si asciugasse naturalmente. Felice delle due venute della nottata mi potei finalmente godere del meritato riposo nel letto al fianco della mia amica. Non solo avevo fatto godere lai ma pure i suoi stivali o forse quelli della sua coinquilina.  


Fine.

lunedì 10 giugno 2019

INSEGNANTE IN STIVALI


Premetto come in questo racconto non leggerete ne avrete modo di vedere schizzate su qualche paio di stivali, bensì vi racconterò qualcosa di me, del mio passato, riaffiorato a seguito di quanto ho potuto vedere in un’aula universitaria. Inoltre, leggendo altre storie ho potuto constatare come le insegnanti abbiano spesso suscitato attenzioni nei loro studenti e ciò si è verificato anche al sottoscritto. Intanto diamo un’occhiata a colei che ha scosso questi miei ricordi.





Non appena entrai nell’aula mi accorsi come l’insegnate vestisse un outfit decisamente accattivante, caratterizzato da un vestitino aderente che le arrivava appena sopra al ginocchio, delle calze scure e degli stivali scamosciati marroni col tacco. Era terribilmente sexy e mentre mi avviavo a sedermi, oltre al desiderio di immortalarla, cosa che feci alla prima pausa dalla lezione, suscitò in me il ricordo di quando vidi per la prima volta una maestra in stivali. Si trattava delle scuole elementari e l’insegnate, di cui ancora ricordo il nome, Albertina, era la madre di un mio compagno di classe. Non rammento cosa insegnasse ma non posso non ricordare gli stivali che indossava. Erano in pelle, di colore nero e con un tacco medio. Le arrivavano all’altezza del ginocchio e li portava accompagnandoli a gonne che a volte coprivano il ginocchio. Al giorno d’oggi direi come fossero stivali vintage. Francamente non ricordo quanto spesso li indossasse, tuttavia avevano così tanto calamitato la mia attenzione che feci di tutto per metterci le mani sopra. Infatti, un giorno feci in modo di farmi invitare a casa dal mio compagno di classe, per pranzare assieme e giocare nel tempo seguente. Quindi trovai il modo di recarmi al bagno ove trovai gli stivali della madre, appoggiati vicino al bidet. Ricordo come avessi paura nel toccarli perché la porta del bagno era caratterizzata da un vetro, che seppur opaco, non ero sicuro non permettesse di vedere le ombre di chi fosse all’interno. Con coraggio comunque afferrai quegli stivali per ammirarli. Deve essere stata una sensazione travolgente per me, un mix di eccitazione e timore. Purtroppo non mi ci masturbai, credo fossi troppo piccolo per quello, ma come spesso mi accade anche oggi, se non riesco a lasciare qualche traccia di sperma nelle calzature, cerco sempre di lasciare altro. Così feci qualche goccia di pipì negli stivali di Albertina, una sorta di marchio ricordo.





Torniamo intanto a dare un’occhiata agli stivali della prof. Da queste immagini si può notare meglio il tipo di calzature. Confesso che non sono tra le mie preferite, come stile, tuttavia, sulla donna facevano davvero un bell’effetto.





Visti questa volta dal davanti.



E ancora da dietro. 



E che dire del profilo del culetto? Quella gonna lo fasciava davvero bene, istigando l’osservatore a volerglielo palpare di brutto.


Facevo avanti e indietro filmandola col mio telefono cellulare, cercando di immortalarla come meglio potevo. Non avevo modo di osservare quello che stavo registrando pertanto feci davvero tantissimi video.



Guardando queste immagini a mente fredda, sale il desiderio e l’immaginazione si fa spazio, molto più di quando stavo vivendo in diretta quel momento. Com’era invitante l’insegnante in questa posa. Sarebbe stato bello avvicinarsi da dietro e strusciarglielo sulla gonna. Poi masturbandosi e dicendole quanto fosse eccitante con quella mise. Dopodiché riversare tutto il piacere addosso a lei, macchiandole la gonna e osservando i grumi di sperma colare verso il basso, non mancando di riversare qualche schizzata anche sulle calze e sugli stivali marroni. Sono sicuro che anche altri ragazzi si sarebbero uniti in quell’azione, scaricandosi anche loro sulla prof. L’avrebbero macchiata in tanti, ne sono certo e l’avremmo lasciata poi tornare a spiegare la lezione, con la sua gonna, calze e stivali, completamente imbrattati di fresco sperma.



Ecco la prof in un’altra posa con uno stivale sollevato ed appoggiato sulla soletta come per sgranchire la caviglia. Anche qui un forte desiderio di afferrare lo stivale alla caviglia della donna, per saggiarne la consistenza e sentire la pelle scamosciata sulle dita.


Anche gli stivali si sarebbero meritati una bella schizzata al loro interno non credete? Comunque fu una lezione davvero piacevole, di cui della materia non ricordo alcunché mentre dell’insegnante decisamente molto di più. Facendo di nuovo un ricorso ai ricordi, alle scuole medie non ebbi la fortuna di trovare alcuna insegnante degna di nota che indossasse stivali mentre al liceo ebbi la fortuna di trovarne un’altra. Il suo nome era Mariella, una donna avvenente, molto alta e con un gran fisico, dei lunghi capelli ricci neri. Amava vestire in modo accattivante e stravagante e mi lasciò scioccato quando si presentò un giorno con degli stivaloni bianchi alti sopra il ginocchio. Rammento quel giorno come se fosse ieri. Io e i miei compagni eravamo nei corridoi della scuola quando udimmo un forte tacchettio provenire dalle nostre spalle. Una volta voltatici rimanemmo a bocca aperta nel vedere la prof Mariella venire verso di noi con gli stivali che vi ho appena descritto. Era una scena incredibile. Non c’era studente che non abbassasse lo sguardo indirizzandolo agli stivali della prof. Quindi sollevando le teste ci si guardava come per chiedersi se fosse tutto vero. La reazione era naturale perché non si trattavano di stivali normali e tantomeno adatti ad un luogo d’istruzione. Lungo il suo tragitto per arrivare all’aula lei sembrava fiera di se, con un sorrisone come se sapesse di suscitare tutte quelle attenzioni. Credo proprio lo facesse apposta. Da quel giorno, ogni volta che c’era la lezione di filosofia speravo Mariella indossasse i suoi stivaloni bianchi, ormai ribattezzati da tutti da “battona”. I commenti su di lei si sprecarono, dai classici insulti quali: puttana, zoccola, troia ecc…. Ricordo ancora come qualche anno dopo, ad un raduno di classe, non solo io ma molti altri, sia maschi che femmine, avevamo ancora in mente Mariella e i suoi stivaloni bianchi, scherniti e derisi dalle ragazze che li ritenevano volgari e fuori luogo. In me lasciò un gran bel ricordo e un gran rammarico, quello di non averci mai potuto far niente.



Vi lascio con queste due ultime immagini della prof, immortalata l’unica altra volta in cui ebbi modo di rivederla con gli stivali scamosciati marroni, tanto da suscitare arrapamento in me. Devo dire come anche in grigio stesse bene, qua intenta a messaggiare con qualcuno. Forse stava scrivendo al fidanzato, forse ad un amante o forse a un compagno occasionale, chi lo sa, spero almeno per lui che gli stesse dicendo come non vedesse l’ora di terminare la lezione e tornare da lui per inginocchiarsi ai suoi piedi e prendergli il cazzo in bocca.



Fine.