venerdì 10 aprile 2026

CHEDLIA. 02 - Gli stivali di Chedlia

Ed eccomi a casa di Chedlia. Questo infatti era il suo nome che mi lasciò insieme al numero di cellulare poco prima di lasciarla sotto casa sua la scorsa volta. La richiesta fattami dalla predetta consisteva nell’attaccarle una TV alla parete. Così per guadagnare tempo, il primo accesso lo faci senza attrezzi in modo da fare un sopralluogo a cui per forza sarebbe dovuto seguire un’ulteriore venuta. La ragazza mi accolse a casa sua. Insieme a lei il bambino piccolo mentre il fratello più grande era a scuola. Mi mostrò quindi la parete e il televisore. Le dissi a quel punto come sarei andato a prendere gli attrezzi che mi servivano. Lei gentilmente, dovendo uscire, si offrì di lasciarmi copia delle chiavi di casa, ovvero quelle del marito. Ero al settimo cielo.




Pertanto uscii di casa e attesi nel mio mezzo, nel parcheggio del condominio, di vedere Chedlia uscire con il figlioletto. Appena la notai andarsene tornai in casa e mi misi alla ricerca dei suoi stivali visto che l’avevo vista uscire con delle scarpe da ginnastica. Le foto sopra inserite vi fanno capire come la mia ricerca abbia avuto esito positivo.




Mi misi subito all’opera, immortalandoli con la fotocamera.



Qua sopra la suola di una calzatura. Discretamente usurata.  




Venne poi il momento di ispezionarne gli interni.




L’odore che emanavano era discreto. Meritavano un bel trattamento.




Non ci pensai su due volte e in un men che non si dica mi masturbai fino a scaricarmi in uno degli stivali.




Ecco il risultato. La maggior parte dello sperma si era depositata sulla soletta interna. Liberatomi decisi di dedicarmi al lavoro promesso a Chedlia. Riposi gli stivali dove li avevo trovati e andai a prendere quanto mi occorreva. Mentre mi apprestavo a preparare il televisore e a scartare la confezione della staffa, cercavo di pensare al modo di prolungare il mio lavoro a casa della donna. Così decisi di crearmi da solo la mia opportunità. Sebbene la staffa andasse bene, chiamai al telefono Chedlia dicendole il contrario. Mi proposi ovviamente di andare di persona a sostituirla nel negozio ove l’aveva comperata. Quindi, dopo un’oretta la ricontattai. Stava recuperando il figlio a scuola e le chiesi se potevo tornare l’indomani a quell’orario a casa sua. Lei mi disse che sarebbe dovuta andare a prendere di nuovo a scuola il figlio grande ma avendo le chiavi sarei potuto comunque andare liberamente a casa sua. Ringraziatala della fiducia così feci.




Rieccomi pertanto a casa di Chedlia e alla presenza dei suoi stivali.




L’ispezione interna degli stessi mi permise di accertarmi di una piacevole scoperta. Le tracce della mia precedente sborrata erano ben visibili.




Il liquido seminale si era seccato sul pelo interno delle calzature. Potete immaginare come quella scoperta mi comportò una potente erezione.




Motivo per cui non esitai a darmi nuovamente piacere.




Anche in questo caso ne immortalai il risultato.



Prima di mettermi al lavoro però volli scattare ancora qualche fotografia agli stivali.




Dallo stato di usura in cui apparivano mi chiedevo da quanto tempo li possedesse.




E credo che probabilmente li indossasse a piedi nudi.



Un’ultima foto prima di rimettermi al lavoro. Mi ci volle poco per fare i buchi nel muro, agganciare la staffa e avvitare il televisore. Avevo la possibilità di attendere l’arrivo di Chedlia o giocarmi un’ultima carta. Siccome ero curioso di vedere il risultato della macerazione dello sperma nello stivale della donna, uscii di casa prima del suo arrivo e le scrissi come se per lei andasse bene che l’indomani sarei tornato a portarle le chiavi. Ottenuto il consenso della donna, il giorno seguente mi presentai a metà mattinata a casa di Chedlia. Fu gentile perché nell’accogliermi si propose anche di farmi un caffè. Io nel frattempo le consegnai le chiavi di casa e le chiesi di poter usare il bagno.




Dopo esserci andato, con l’ulteriore scusa di controllare il lavoro svolto nella camera degli ospiti, ecco che ne approfittai per visionare l’interno dello stivale battezzato che presi dal pavimento del corridoio.




Avendo deciso di sborrare in entrambe le occasioni il medesimo stivale, le tracce del mio operato si erano moltiplicate.




Qui lo potete notare ancora meglio. Mi prese un colpo poi perché mentre stavo fotografando l’interno della calzatura fui raggiunto dal figlioletto di Chedlia. Subito dopo giunse la mamma e io feci solamente a tempo a lasciare cadere lo stivale sul pavimento. La donna disse: “ma che ci fa qui questo?” e io ebbi la prontezza di risponderle come lo tenesse in mano suo figlio che mi aveva raggiunto mentre stavo controllando il lavoro fatto. Lei si bevve la bufala per mia fortuna e ridendo prese in mano lo stivale per portarlo via non prima di complimentarsi con me per il lavoro fatto. Pensai tra me ridendo se forse si stesse riferendo a quanto rilasciatole nello stivale.

 

 

Fine.

CHEDLIA. 01 - Fermato per strada

Stavo andando a fare una commissione quando per caso, lungo la strada, notai un viso conosciuto. Si trattava di una ragazza che avevo conosciuto in un bar qualche mese prima. Incrociati gli sguardi fu lei la prima a salutarmi e io ricambiai. Poiché indossava un outfit interessante decisi di non limitarmi ai convenevoli. Per mia fortuna lei ricambiò, chiedendomi come stavo e cosa facessi da quelle parti. Quando per un attimo dovette occuparsi del bambino che si trovava nel passeggino che spingeva, decisi di azionare il mio telefono cellulare.




Dalle immagini potete notare come indossasse dei pantaloni di pelle neri e degli stivali scamosciati grigi.




Gli stivali apparivano caldi, con la pelliccia interna ben visibile a seguito del risvolto superiore.




Le chiesi poco dopo da che parte stesse andando e quindi, avuto conferma come fosse la mia stessa direzione, pensai di accompagnarla per un tratto.




Nel frattempo continuavo a riprenderla.




Era una ragazza madre, di origine marocchina. Un dettaglio che quella sera al bar doveva essermi sfuggito.




Purtroppo di faccia non mi piaceva ma i suoi stivali ormai avevano calamitato la mia attenzione.




Cercai di non pensare a loro mentre camminavamo ma non era facile.




Soprattutto quando finì in pieno in una pozzanghera.




Mentre le mi parlava io mi chiedevo se si fosse bagnata il piedino.




Parlava un sacco, stava ripercorrendo la sua vita come aveva già fatto quella volta al bar.




Ma questa volta io facevo finta di esserne interessato.



Mi disse poco dopo come fossimo vicini a casa sua e dovesse svoltare.



Non avendo fretta mi proposi di proseguire la strada con lei.




Non fu una scelta sbagliata.




Poiché il marciapiede si fece stretto mi ritrovai alle sue spalle.




Senza interrompere la ripresa ovviamente.




Devo ammettere che la voglia di palparla c’era eccome.




Se avessi sollevato un po' l’apparecchio le avrei anche immortalato il fondo schiena.




Aveva un passo un po' lento, forse potevo darle una spintarella.




O forse era fatto apposta, per farsi ammirare e desiderare.




Eccola qui di lato invece, a seguito di un cambio di direzione.




E poi nuovamente alle sue spalle.




Intanto eravamo arrivati al punto che si parlava di me: di cosa facessi, se fossi fidanzato o meno ecc….  




E quasi sotto casa sua.




Ero combattuto perché se da un lato cercavo di essere un po' schivo, per paura di essere frainteso e temere che lei potesse pensare ad un qualche interesse da parte mia nei suoi confronti, dall’altra parte ero tentato di farmi trasportare intravedendo l’opportunità di mettere le mani sulle sue calzature.




Alla fine prevalse la voglia provocatami dai suoi stivali.



Così mentre la ragazza si apprestava a prendere le chiavi di casa mi resi disponibile a farle un lavoretto domestico che mi aveva proposto visto che il marito sarebbe stato assente per un po' di giorni.



Forse avevo fatto la scelta sbagliata ma al momento decisi in base all’istinto. L’avrei scoperto solo prossimamente.

 

 

continua…